Ita Airways, la flotta ferma per i motori Pratt

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'operatività di Ita Airways, la compagnia di bandiera italiana, continua a essere gravemente compromessa da una crisi tecnica di portata globale, che affonda le proprie radici nei motori Pratt & Whitney PW1000G, i quali, nonostante la loro relativa novità, richiedono interventi di manutenzione straordinari e approfonditi. Le conseguenze, che si manifestano attraverso un numero significativo di aeromobili inattivi, stanno erodendo le già fragili finanze aziendali con un costo stimato di circa ottantaduemila euro per ogni singolo giorno di grounding, un dato che, se proiettato su scala annuale, potrebbe avvicinarsi a una perdita di trenta milioni. L'entità del danno complessivo, tuttavia, secondo alcune stime interne, potrebbe raggiungere la soglia dei centocinquanta milioni di euro, una cifra che riflette non solo i costi diretti di manutenzione e locazione, ma anche le mancate entrate e le riconfigurazioni di rete rese necessarie dalla ridotta capacità operativa.

Un primato negativo per la flotta italiana

La situazione colloca purtroppo il vettore italiano in una posizione di triste rilievo nel panorama aeronautico internazionale, dal momento che, con ventidue velivoli attualmente non in condizione di volare, Ita Airways detiene il primato, negativo, di compagnia aerea di medie e grandi dimensioni più colpita al mondo da questa problematica. Questa percentuale, che equivale a circa un quarto dell'intera flotta destinata ai voli nazionali e internazionali, rappresenta un handicap operativo di notevole entità, il quale limita fortemente la capacità della compagnia di programmare e gestire i propri servizi in maniera efficiente. Un caso emblematico, tra i molti, è quello di un Airbus A320neo, immatricolato Ei-Hjd, il quale, dopo un volo senza passeggeri effettuato da Roma Fiumicino a Napoli, è rimasto bloccato al suolo per un periodo che supera ormai i trecento giorni, non per una scelta strategica ma a causa delle necessarie ispezioni aggiuntive richieste proprio dai suoi propulsori.

La protesta sindacale e le incertezze industriali

Alla crisi tecnica si intreccia, in un contesto già di per sé complesso, un quadro di tensioni sociali che coinvolgono il personale dipendente, il quale, attraverso le sue rappresentanze sindacali, ha proclamato uno sciopero di quattro ore per rivendicare maggiore chiarezza sul futuro aziendale. Le organizzazioni di categoria, infatti, esprimono forti perplessità riguardo al piano industriale recentemente approvato, giudicandolo carente sotto il profilo degli investimenti sulla flotta e delle prospettive di crescita occupazionale, una preoccupazione che si acuisce se si considera la situazione di quel personale che si trova ancora in regime di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria o in attesa di stabilizzazione. Questa agitazione, sebbene circoscritta nel tempo, aggiunge un ulteriore tassello di instabilità a un mosaico operativo già profondamente frammentato.

L'anno difficile tra passato e presente

Quello in corso si configura dunque come un altro anno estremamente difficile per l'erede della vecchia Alitalia, malgrado l'ingresso di Lufthansa come azionista di minoranza e le rassicurazioni periodiche fornite dai vertici aziendali. I dati finanziari, che si preannunciano peggiori delle previsioni iniziali, insieme al calo del numero di passeggeri trasportati, dipingono un quadro in cui le aspettative di decollo definitivo della compagnia sembrano essere continuamente rimandate. La persistenza dei guasti tecnici, unita alle incognite sul piano industriale e alle rivendicazioni del personale, crea un circolo vizioso dal quale risulta complicato uscire, mantenendo Ita Airways in una condizione di stallo che ne impedisce una piena affermazione sul competitivo mercato del trasporto aereo.

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