Hantavirus, il “non Covid” che tiene in allerta mezza Europa. Dal turista inglese alle due navi, il punto sui contatti a rischio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non siamo di fronte a un nuovo Covid, lo ripetono da giorni gli epidemiologi, eppure l’hantavirus – l’agente patogeno trasmesso da roditori che in passato aveva già seminato focolai in Sudamerica e in alcune zone d’Europa – viene seguito con un’attenzione che, quantomeno a livello di tracciamento internazionale, richiama i protocolli dell’era pandemica. «In questo momento la situazione è ben controllata» spiega Andrea Gori, direttore del «Ceremi» (il Centro regionale per la prevenzione delle malattie infettive della Lombardia, istituito a tutti gli effetti nei mesi scorsi proprio sulla scorta della lezione pandemica), nel tentativo di tracciare un confine netto tra l’allerta operativa e l’allarme ingiustificato. Una differenza, quella tra le due parole, che in una fase come questa – caratterizzata da una mobilità globale ancora elevata e da una psicosi collettiva sempre in agguato – vale più di ogni altro parametro epidemiologico.

Il focolaio della nave «Mv Hondius» e il turista inglese transitato da Lugano e Siena

Al centro della catena di trasmissione che ha messo in moto le autorità sanitarie di mezzo mondo c’è la nave da crociera «Mv Hondius», partita a inizio aprile da Ushuaia, in Argentina, e divenuta il punto zero di un focolaio che si sta ricostruendo con lentezza, vista la capacità dell’infezione di manifestarsi anche dopo sei settimane dal contagio. A complicare il quadro, i numerosi spostamenti dei passeggeri una volta sbarcati. Tra questi, un turista inglese residente nell’isola di Sant’Elena – attualmente in isolamento all’ospedale Sacco di Milano – è finito sotto la lente d’ingrandimento dopo essere stato individuato come contatto diretto di persone risultate positive. L’uomo, si è appreso, aveva viaggiato sul volo Airlink 132 del 25 aprile da Sant’Elena a Johannesburg, lo stesso a bordo del quale si trovavano due soggetti poi risultati infettati dal virus. Tra di loro figura una donna olandese, purtroppo deceduta in Sudafrica dopo avere sviluppato la forma più aggressiva della malattia. Le autorità italiane, grazie al lavoro di ricostruzione dei movimenti, hanno inoltre scoperto che il turista inglese aveva fatto tappa anche a Siena prima di giungere a Milano, e che il suo itinerario includeva un passaggio da Lugano. Nessun nuovo caso sintomatico è stato però segnalato in quelle località.

Tutti negativi i sei sospetti italiani: il caso del marittimo di Villa San Giovanni

La giornata di ieri ha portato il primo, parziale sollievo. Tutti e sei i casi sospetti segnalati sul territorio italiano sono risultati negativi al termine delle analisi condotte. Tra questi, il più seguito era quello di Federico Amaretti, il marittimo di 24 anni originario di Villa San Giovanni (il comune calabrese sulla punta dello Stretto) che aveva viaggiato sul volo da Johannesburg ad Amsterdam. Su quel medesimo volo, per pochi minuti, era salita la birdwatcher olandese poi deceduta; già gravemente ammalata, era stata fatta scendere da un’assistente di volo che ne aveva notato lo stato di malessere. Il timore che il giovane potesse essere stato esposto al virus aveva generato una forte apprensione nel suo paese d’origine. «Già ci immaginavamo di finire come Codogno con il Covid» ha dichiarato la sindaca Giusy Caminiti, riferendosi al clima di ansia che si era creato nelle ore precedenti la comunicazione ufficiale. Gli esiti arrivati dallo Spallanzani di Roma hanno invece restituito una certezza: nessuna infezione in corso.

Tracciamento ancora in corso e incubazione lunga: perché nessuno parla ancora di «pericolo scampato»

Troppo presto, avvertono gli stessi medici del «Ceremi», per archiviare la vicenda. Il periodo di incubazione dell’hantavirus – che può estendersi fino a sei settimane – impone infatti una sorveglianza prolungata su tutti i contatti identificati, a cominciare da quelli del volo Airlink 132 e della crociera «Mv Hondius». Le autorità sanitarie svizzere, sudafricane, britanniche e italiane continuano a scambiarsi dati in modalità riservata, mentre i tamponi sui passeggeri ancora rintracciabili proseguono senza interruzioni. Al momento, non si registrano nuovi ricoveri riconducibili al focolaio originale. Nessun provvedimento di limitazione agli spostamenti è stato adottato, né all’interno dei confini nazionali né alle frontiere. L’approccio, in questo frangente, resta quello della tracciabilità minuziosa senza misure generalizzate: una strategia che, a differenza di quanto accaduto cinque anni fa, punta a contenere il rischio senza alimentare ulteriori tensioni nella popolazione.

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