Venezuela, l'appello di Machado a Trump: "Intervento militare per abbattere Maduro"
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Redazione Esteri
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Mentre a Caracas si vivono ore caotiche, secondo quanto riportato da analisti locali, la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, recentemente insignita del premio Nobel per la pace, ha espresso un sostegno inequivocabile alla strategia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale avrebbe dato, secondo le sue dichiarazioni, "una spintarella" al leader Nicolás Maduro, al potere dopo le contestate elezioni di luglio. "Il popolo venezuelano – ha affermato Machado – appoggia pienamente il commander-in-chief e la sua strategia", sottolineando come la lotta per liberare il Paese prosegua ormai da ventisei anni. Una presa di posizione che, a poche settimane dal prestigioso riconoscimento, non manca di apparire stridente.
L'endorsement per la linea dura
La neo premio Nobel, la cui figura è divenuta un punto di riferimento per chi si oppone al chavismo, sembra così approvare esplicitamente l'iniziativa militare intrapresa dall'amministrazione Trump, arrivando a invocare, come unica via praticabile per porre fine alla leadership di Maduro, dei raid aerei sul Venezuela. Questo allineamento, che alcuni definirebbero paradossale, si inserisce in un contesto nazionale profondamente lacerato, dove, come ha osservato la stessa Machado, "parte del governo vorrebbe trattare", ma la divisione rimane un ostacolo insormontabile.
Le opzioni sul tavolo
Pedro A. Romero, professore di scienze politiche presso l'Università Centrale del Venezuela ed ex consulente del Ministero degli Esteri, delinea con chiarezza lo scenario, descrivendo le tre vie che si parrebbero dinanzi al Paese: resistere facendo appello agli storici alleati, Cina e Russia, negoziare una soluzione diplomatica, o arrendersi alle pressioni esterne. Una prospettiva, questa, che fotografa la complessità di una crisi dalla portata epocale, la quale non può essere risolta con un semplice cambio al vertice.
Un sistema da smantellare
La possibile deposizione di Nicolás Maduro, sia essa forzata o frutto di un esilio volontario, non comporterebbe infatti, di per sé, una transizione pacifica verso la democrazia. Un quarto di secolo di chavismo ha infatti inquinato in maniera profonda le istituzioni, dalla funzione giudiziaria alle forze armate, dalla macchina burocratica fino alle imprese statali, a cominciare dalla colossale società petrolifera Pdvsa, trasformandole in fedeli cinghie di trasmissione del partito di governo. A questo si aggiunge la frammentazione del potere reale sul territorio, che sfugge ormai al controllo dello Stato centrale, rendendo l'eventuale caduta del presidente solo il primo, complicatissimo passo di un percorso di ricostruzione nazionale.




