Tragedia a Pennabilli, trovato morto in un crepaccio l'escursionista Fabio Galli: una caduta fatale durante un trekking in solitaria

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Corpo senza vita di Fabio Galli, trentaseienne di Rimini, è stato ritrovato nelle prime ore di domenica 22 febbraio in un canalone impervio sull’Appennino romagnolo, nel territorio di Pennabilli, in provincia di Rimini. L’uomo, un appassionato e, a detta di chi lo conosceva, esperto camminatore, si era allontanato dalla propria auto parcheggiata nella piazza del piccolo centro dell’Alta Valmarecchia nella mattinata di sabato, intraprendendo da solo un percorso di trekking che molto probabilmente conosceva bene per averlo già battuto in passato. Le ricerche, scattate nel tardo pomeriggio dello stesso giorno dopo che i familiari, non ricevendo più segnalazioni, avevano lanciato l’allarme, si sono protratte per ore in una zona particolarmente accidentata e impervia, tra i monti che separano Pennabilli da Carpegna, precisamente nella zona del fosso del Canaiolo. Soltanto l’utilizzo di un elicottero dell’Aeronautica militare, decollato dall’aeroporto di Cervia-Pisignano con a bordo un visore termico, ha permesso di individuare la sagoma del trentaseienne in un piccolo dirupo, rendendo così possibile il recupero della salma da parte delle squadre del soccorso alpino, intervenute da diverse province, nella prima mattinata di domenica. Il decesso, stando a una prima e drammatica ricostruzione, sarebbe sopraggiunto in seguito a una caduta accidentale; l’ipotesi è che Galli, forse a causa di un passo falso o dell’instabilità del terreno, sia scivolato finendo nel canale di scolo di un calanco, in fondo al quale poi i soccorritori lo hanno trovato. L’allarme era scattato quando l’uomo, che era solito inviare la propria posizione ai familiari tramite applicazioni di messaggistica istantanea, aveva smesso di rispondere e di aggiornare la sua geolocalizzazione intorno alle dodici di sabato, dopo un ultimo contatto. Da quel momento, il silenzio e la preoccupazione crescente dei genitori, che hanno poi allertato le forze dell’ordine, hanno dato il via a una macchina dei soccorsi complessa, resa ancor più difficoltosa dall’arrivo della notte e dalle caratteristiche orografiche del luogo, un territorio scosceso e difficile da perlustrare a piedi, costellato di fossi e canaloni nascosti dalla vegetazione.

L’allarme dei familiari e le operazioni di ricerca notturne

Sono stati i genitori del trentaseienne, residenti a Rimini, a dare l’allarme sabato sera, quando il figlio, partito da solo quella mattina per la sua escursione, non faceva ritorno e il suo telefono risultava irraggiungibile, un silenzio, quello del ragazzo, che appariva subito come un campanello d’allarme trattandosi di una persona solitamente attenta a mantenere i contatti -2. Le squadre dei vigili del fuoco, insieme ai carabinieri e al personale del 118, si sono radunate nella piazza di Pennabilli, dove l’auto di Galli era ancora parcheggiata, per organizzare le battute di ricerca, concentrate inizialmente nei sentieri che lui era solito percorrere e che potevano coprire un anello di circa quattordici-quindici chilometri -1. La notte, calando rapidamente sulla vallata, ha complicato in modo esponenziale le operazioni a terra, rendendo indispensabile il ricorso a mezzi aerei dotati di tecnologia avanzata, un elicottero appunto del quindicesimo stormo di Cervia, specializzato in ricerche e soccorsi, che ha sorvolato l’area grazie all’impiego di una termocamera in grado di rilevare tracce di calore anche nella fitta oscurità del bosco -2. È stato quel volo, intorno alle due e trenta di notte tra sabato e domenica, a individuare il ormai privo di vita del trentaseienne in un punto impervio e difficilmente accessibile del fosso del Canaiolo, a conferma di quanto possa essere stata improvvisa e violenta la dinamica dell’incidente -4. Solo alle prime luci dell’alba, tuttavia, le squadre specializzate del Soccorso alpino e speleologico, i cosiddetti Saf, sono riuscite a calarsi e a raggiungere il punto esatto della caduta, potendo così constatare il decesso e avviare le complesse procedure per il recupero della salma, che è stato effettuato con l’ausilio di un verricello da un elicottero del 118 di Ravenna -2.

Una passione, quella per la montagna, trasformatasi in tragedia

Fabio Galli, descritto da chi lo conosceva come una persona buona e generosa, lavorava come designer ed era socio di un’agenzia di comunicazione riminese, ma la sua grande passione era la montagna, un amore per i sentieri e la natura che lo portava spesso, da solo, a esplorare l’Appennino che conosceva bene e sul quale tornava volentieri -4. Proprio quella familiarità con i luoghi, forse, lo aveva spinto a percorrere quel sentiero che costeggia il fosso del Canaiolo, un percorso che verosimilmente aveva già affrontato in altre occasioni, ma che sabato scorso, per una fatalità, per un appiglio che ha ceduto o per un terreno più friabile del solito, gli è stato fatale. La dinamica precisa dell’incidente, con ogni probabilità una scivolata in un canalone d’acqua in fondo a un calanco nei pressi del Passo della Cantoniera, è al vaglio degli inquirenti, che stanno analizzando i dati del Gps del telefono dell’uomo per tentare di ricostruire l’esatto percorso e gli ultimi istanti della sua camminata -1. I primi soccorritori giunti sul posto hanno riferito che il presentava evidenti fratture agli arti inferiori, segno di una caduta rovinosa, ma solo l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria potrà fornire elementi più precisi sulle cause esatte del decesso, sebbene non ci siano dubbi sul fatto che la morte sia sopraggiunta per un tragico incidente e non per un malore -1.

Il recupero in una zona impervia e i riscontri investigativi

Le operazioni di recupero della salma, avvenute nella mattinata di domenica, hanno richiesto ore di lavoro proprio a causa della conformazione del luogo, un terreno scosceso e franoso che rendeva impossibile l’accesso a piedi in sicurezza e che ha imposto l’utilizzo di tecniche di soccorso alpino e di un secondo elicottero per il recupero vero e proprio -2. I vigili del fuoco, dopo aver localizzato con precisione la posizione grazie alle immagini trasmesse dall’elicottero dell’Aeronautica, hanno dovuto individuare un percorso per calarsi nel dirupo e mettere in sicurezza il prima di poterlo issare a bordo del velivolo del 118 che lo ha poi trasportato a valle -1. Sul posto, per tutta la durata delle operazioni, sono rimasti i carabinieri, che ora hanno il compito di mettere insieme i tasselli di questa vicenda, ascoltando i familiari e analizzando i tabulati telefonici e i dati satellitari del dispositivo mobile del trentaseienne, al fine di escludere qualsiasi altra ipotesi e confermare in modo inequivocabile la natura accidentale della caduta. La comunità locale e quella di Rimini, intanto, si stringono attorno alla famiglia di Fabio Galli, colpita da una perdita improvvisa e drammatica che ha trasformato una giornata all’aria aperta, dedicata a ciò che più amava, in una tragedia senza fine.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.