Scuola, Mattarella emana il decreto: il tetto del 30% e le proteste nelle piazze
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha emanato il decreto legge sulle «Misure urgenti per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico 2026/2027», autorizzando la presentazione alle Camere del relativo disegno di legge di conversione. Il provvedimento, che contiene anche gli interventi sull'integrazione degli studenti stranieri, supera così l'ultimo passaggio istituzionale dopo le interlocuzioni tra governo e Quirinale sul testo approvato dal Consiglio dei ministri.
Il tetto del 30% e le deroghe previste
Il cuore del decreto è il limite del 30 per cento nelle classi prime di elementari, medie e superiori per gli studenti stranieri che non possiedono i requisiti linguistici e scolastici indicati dalla norma. La misura entrerà in vigore dall'anno scolastico 2027/2028. Dal calcolo resteranno fuori i ragazzi nati in Italia e, a determinate condizioni, quelli che hanno già frequentato con successo almeno due anni di scuola dell'infanzia o tre anni del sistema nazionale di istruzione.
In caso di superamento della soglia, gli uffici scolastici territoriali dovranno cercare una distribuzione equilibrata tra gli istituti vicini, rispettando il principio di prossimità.
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che il criterio non è la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana. «L'alta presenza in una classe di ragazzi che non conoscono, o non conoscono a sufficienza, la lingua del paese dove vivono danneggia in modo grave le loro possibilità di apprendimento e danneggia anche il livello di apprendimento degli altri ragazzi inseriti in quella classe», ha dichiarato il ministro.
Secondo Valditara, l'obiettivo è contrastare le cosiddette classi ghetto: «Vogliamo evitare che ci sia l'Alabama degli anni '50, dove c'erano le scuole per i neri e le scuole per i bianchi».
Le risorse per il potenziamento linguistico
Per le scuole nelle quali il tetto non potrà essere rispettato sono previsti corsi di potenziamento dell'italiano, finanziati con 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni all'anno dal 2028. Il decreto prevede inoltre il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, salvo specifiche eccezioni legate alla salute o alle attività didattiche, con una sanzione amministrativa da 200 a mille euro.
Stessa fascia di sanzioni per i genitori stranieri che, a causa di persistenti barriere linguistiche, ostacolano il percorso scolastico dei figli e non frequentano, senza giustificato motivo, i corsi gratuiti di italiano predisposti per raggiungere almeno il livello A2.
La vicenda dello striscione a Pinerolo
A Pinerolo, in provincia di Torino, la Rappresentanza sindacale unitaria dell'Istituto comprensivo Pinerolo 3-4 aveva affisso tre striscioni agli ingressi delle scuole dell'istituto, con la frase «La scuola è aperta a tutti», citazione dell'articolo 34 della Costituzione. I Carabinieri hanno rimosso uno degli striscioni, scambiandolo per un'iniziativa riconducibile a una frangia di attivisti anarchici.
Dopo qualche ora, a seguito dell'intervento della rappresentanza sindacale recatasi in caserma per chiedere spiegazioni, lo striscione è stato restituito e riposizionato nella stessa posizione in cui si trovava prima. I militari si sarebbero scusati per l'accaduto.
La Flc Cgil di Torino aveva diffuso un comunicato intitolato «Giù le mani dalla Costituzione», definendo la rimozione «un atto grave contro la libertà di espressione nella scuola pubblica». La contestazione della Rsu riguarda l'applicazione del decreto legge dopo che la scuola è già iniziata: «Cosa dovremmo fare? Disfare le classi?», si domandano in attesa di risposte chiare da parte delle istituzioni.
Nel comunicato stampa di Flc Cgil e Camera del Lavoro di Torino c'è l'invito alle comunità scolastiche a esporre nuovi cartelli e striscioni: «La scuola pubblica non esclude, non separa, non divide: la scuola pubblica attua la Costituzione ogni giorno».
Le critiche dei sindacati e il nodo applicativo
Il sindacato degli insegnanti FLC CGIL ha criticato il decreto definendolo un intervento «propagandistico» e avulso dalla realtà della scuola italiana, sostenendo che non affronta questioni quali gli stipendi dei docenti e il precariato. L'associazione dei dirigenti scolastici DirigentiScuola ha espresso dubbi sulla concreta attuabilità della misura, in particolare a anno scolastico già avviato.
Valditara ha respinto le accuse: «Noi non deportiamo proprio nessuno, perché si tratta semplicemente di ripartire al momento delle iscrizioni, quindi è chiaro che se c'è una classe formata non è che si decide di smembrarla». Il ministro ha poi replicato alle dichiarazioni del sindaco di Milano Giuseppe Sala sul rischio che alcune scuole milanesi debbano chiudere, definendole «un po' avventate e anche allarmistiche».
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