Inps, la montagna dei crediti sale a 193 miliardi. E gli ispettori sono sempre meno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se da un lato migliorano i tempi di liquidazione delle pensioni – un dato, quest’ultimo, che non può essere ignorato quando si analizza la produttività dell’istituto – dall’altro il bilancio dell’Inps si appesantisce in maniera preoccupante. La relazione di verifica del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ), presentata nei giorni scorsi, fotografa un ente diviso tra l’efficienza raggiunta in alcuni settori specifici e la fragilità strutturale delle sue fondamenta finanziarie e organizzative. I crediti vantati dall’Istituto, nel corso del 2025, hanno toccato quota 193 miliardi di euro: una cifra che segna un incremento di ben 11 miliardi rispetto ai 182 dell’anno precedente, alimentando il dibattito sulla reale sostenibilità di un passivo così imponente, in gran parte destinato a rimanere inesigibile.

Numeri in chiaroscuro tra pensioni e Naspi

L’analisi del Civ evidenzia, tuttavia, un versante in cui la macchina amministrativa sembra aver ingranato la marcia giusta. Le pensioni relative alla gestione privata, quelle che interessano la maggior parte dei lavoratori italiani, sono state liquidate entro trenta giorni nell’82% dei casi: un dato in progresso rispetto all’81% del 2024 e, ancor più significativamente, rispetto al 76% del 2023. Parallelamente, si è ridotta drasticamente la quota di quelle che languono per oltre 120 giorni, scesa al 3% contro il 6,5% di due anni fa. Una dinamica positiva che si riscontra anche nell’ambito della gestione pubblica, dove la percentuale di pensioni evase in meno di un mese è salita addirittura al 93%, e nella disoccupazione, con le domande di NASpI accolte entro trenta giorni che hanno raggiunto il 93,8%. Numeri che testimoniano uno sforzo organizzativo non indifferente, pur in presenza di carenze di organico che, come vedremo, rischiano di vanificare questi sforzi sul lungo periodo.

L’allarme sul fronte dei controlli: ispettori in calo ed evasione strisciante

Se il fronte delle prestazioni mostra luci e ombre, quello della vigilanza è segnato da un arretramento difficile da nascondere. Il numero di ispettori in forza all’Inps ha subito una contrazione costante nell’ultimo quadriennio, passando dalle 884 unità del 2022 alle 736 del 2025. Un dato che stride con le promesse di potenziamento e che ha conseguenze dirette sul contrasto all’economia sommersa: le ispezioni effettuate sono crollate, passando da 10.576 a 8.311 nello stesso arco temporale. Anche la vigilanza documentale, quella che si svolge dietro la scrivania e non sul campo, registra una flessione dell’accertato, con un rapporto tra riscosso e accertato che è sceso drasticamente dall’86,4% al 56%.

A preoccupare ulteriormente, in questo quadro, è la distanza siderale tra l’evasione accertata e quella stimata. I verbali per evasione contributiva si attestano su valori sostanzialmente stabili intorno ai 500 milioni di euro all’anno, ma si tratta della punta di un iceberg ben più vasto: il sommerso annuo, secondo le stime, supera abbondantemente i 10 miliardi di euro. Un divario, questo, che rende evidente come la riduzione del personale ispettivo – che non è stato integrato nonostante una decretazione d’urgenza di due anni fa prevedesse nuove assunzioni, poi bloccate da ritardi ministeriali – stia di fatto limitando la capacità di recupero dell’istituto.

La questione dei crediti inesigibili e il nodo del personale

Tornando ai 193 miliardi di crediti, il Civ solleva un tema di natura quasi tecnico-contabile ma dalle pesanti implicazioni patrimoniali. Una parte consistente di queste somme, si legge nella relazione, è costituita da crediti inesigibili. La loro presenza ingrossa le scritture contabili senza tradursi in una reale entrata per le casse dell’Istituto, falsando la percezione della sua reale situazione patrimoniale. Per questo motivo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza auspica una “diversa lettura normativa” e una “differente regolamentazione interna” che permetta di rappresentare in modo più trasparente e veritiero lo stato di salute finanziario dell’ente.

Sullo sfondo di tutti questi dati – dalla gestione delle pratiche alla carenza di ispettori – emerge infine un’unica, ricorrente criticità: la carenza di personale. Al 31 dicembre 2025, i dipendenti Inps in forza erano 24.482, un numero ben al di sotto della dotazione organica sostenibile stimata in 32.612 unità. Una scopertura che non risparmia le regioni del nord e che investe profili professionali chiave, dall’area amministrativa a quella ispettiva. Il rischio, per un ente che gestisce il welfare di decine di milioni di italiani, è quello di veder crescere ulteriormente i disservizi, nonostante i miglioramenti registrati in alcuni comparti, in un contesto in cui la mole di lavoro resta immutata mentre le braccia per sostenerla diminuiscono.

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