Rutte: la Nato prende molto seriamente gli attacchi al gps e potenzia la cybersicurezza
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Redazione Esteri
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Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica sta intensificando i propri sforzi nel campo della cybersicurezza ibrida, definendo “estremamente grave” il fenomeno dei disturbi al segnale gps. Le sue parole, pronunciate durante una conferenza stampa in Lussemburgo, fanno seguito al noto episodio che ha coinvolto l’aereo della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il cui sistema di navigazione sarebbe stato preso di mira da un attacco di “jamming” mentre sorvolava la Bulgaria. Rutte, senza citare esplicitamente la Russia – sebbene le autorità bulgare abbiano indicato in quella direzione le proprie indagini – ha sottolineato come sia stato raggiunto un accordo su politiche specifiche per rendere più efficaci le difese in questo settore, che ormai rappresenta un fronte critico della sicurezza collettiva.
L’attacco subito dal velivolo di von der Leyen, per quanto non abbia avuto esiti drammatici, costituisce un esempio lampante di una strategia intimidatoria sempre più diffusa, la quale punta a minare la fiducia nelle infrastrutture digitali senza necessariamente provocare danni fisici diretti. Questi episodi, definiti “ibridi” proprio perché si collocano in una zona grigia tra la cyber guerra e le operazioni psicologiche, generano soprattutto insicurezza e disorientamento, obiettivi primari di chi li mette in atto. Il “gps jamming”, in particolare, interferisce con i segnali satellitari creando anomalie nella ricezione dei dati di posizionamento, il che – sebbene i piloti siano addestrati a gestire queste evenienze ricorrendo a sistemi di navigazione alternativi – introduce rischi non trascurabili per la regolarità dei voli.
Il caso italiano, per quanto non abbia registrato sabotaggi conclamati e spettacolari come quello occorso all’alto funzionario europeo, non è affatto immune da questa tipologia di minacce. Il paese, infatti, risulta esposto tanto agli attacchi hacker – che spesso prendono di mira portali istituzionali con operazioni di denial-of-service – quanto alle pervasive campagne di disinformazione orchestrate da Mosca, le quali rappresentano l’altro volto, più subdolo e altrettanto pericoloso, della guerra ibrida. Queste attività, il cui fine ultimo è erodere la coesione sociale e indebolire il sostegno alle politiche occidentali, richiedono continui investimenti in intelligence e contromisure tecnologiche.




