È morto Claudio Sterpin, l’amico di Liliana Resinovich che per quattro anni ha cercato la verità
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Redazione Interno
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Si è spento all’età di 86 anni Claudio Sterpin, l’ex maratoneta triestino il cui nome è indissolubilmente legato, suo malgrado, alla vicenda di Liliana Resinovich, la donna scomparsa il 14 dicembre del 2021 e il cui Corpo senza vita venne ritrovato il 5 gennaio dell’anno successivo in un boschetto all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, a Trieste. La notizia del decesso, avvenuto nella notte presso l’ospedale di Cattinara dove era ricoverato da alcuni giorni, è stata diffusa nel corso della trasmissione “Quarto Grado” e ha rapidamente trovato eco sui social network, tra quanti lo avevano conosciuto e apprezzato non solo per la sua tenacia da atleta – quella che gli era valsa il soprannome di “Abebe Bikila triestino” – ma anche e soprattutto per la battaglia, personale e pubblica, portata avanti senza sosta negli ultimi quattro anni.
Fu proprio Sterpin, come è noto agli inquirenti e a quanti hanno seguito il caso, l’ultima persona a sentire la voce di Liliana Resinovich. Quella mattina di dicembre, lui e la donna avevano un appuntamento e il fatto che lei non si presentasse, unito al silenzio dopo le telefonate, lo indusse a dare l’allarme. Da quel momento, la sua esistenza è stata assorbita da un unico, ostinato obiettivo: dimostrare l’esistenza del legame che li univa – un rapporto affettuoso e profondo, a suo dire, che dopo essersi interrotto in gioventù era ripreso con la forza e l’intensità di un sentimento destinato a sfociare in una convivenza – e, di conseguenza, battersi perché la verità sulla fine di Lilly non rimanesse sepolta. Un impegno, il suo, che lo ha portato a moltiplicare le apparizioni televisive e a rilasciare decine di interviste, nelle quali ribadiva con coerenza la propria versione.
La versione di Sterpin, i messaggi in codice e il confronto con il marito
Nel corso degli anni, per sostenere la propria tesi, Claudio Sterpin ha portato agli atti dell’inchiesta e resi noti attraverso i media diversi elementi che, a suo giudizio, avrebbero comprovato la relazione. Tra questi, spiccavano centinaia di messaggi in codice scambiati con Liliana, un linguaggio criptico fatto di abbreviazioni e sigle – come quel “Cambg…” inviato alle 8.12 del mattino della scomparsa, che per i consulenti significava “ciao amore mio buongiorno” – comprensibile solo a loro due e che, a suo dire, testimoniava l’intimità della loro storia. A ciò si aggiungevano oggetti materiali, come delle lenzuola in flanella che Resinovich avrebbe acquistato in vista della nuova vita insieme, e le ricerche che la donna avrebbe effettuato online, relative a possibili appartamenti o a procedure per separarsi. Una posizione, quella di Sterpin, costantemente e aspramente contestata dal marito di Liliana, Sebastiano Visintin, il quale ha sempre negato l’esistenza di un legame sentimentale tra la moglie e l’ex maratoneta, portando a sua volta a una serie di scontri, verbali e giudiziari, che hanno animato dibattiti e polemiche per tutto questo tempo.
L’incidente probatorio e l’ultima uscita pubblica
La sua instancabile richiesta di giustizia aveva trovato un recente, importante riscontro nelle aule giudiziarie. La pubblico ministero Ilaria Iozzi, che coordina le indagini, aveva disposto un incidente probatorio per cristallizzare la testimonianza di Sterpin, un atto dovuto, questo, considerata l’età avanzata del teste, per evitare che la sua versione potesse andare perduta. Un passaggio cruciale che si è svolto nei mesi scorsi e al termine del quale Sterpin, uscendo dal tribunale, aveva ribadito con la consueta fermezza di avere “ripetuto tutto quello che ho detto fino a oggi. Sempre la stessa versione, perché la versione è una”. Dichiarazioni, le sue, che hanno sempre contenuto pesanti accuse nei confronti di Visintin, pur senza mai indicarlo direttamente come l’esecutore materiale del delitto: “Non credo sia stato lui ad ucciderla – aveva affermato in più occasioni – ma lui sa benissimo chi è stato”. L’ultima immagine pubblica di Sterpin, prima del ricovero, risale a poche settimane fa, quando partecipò a un sit-in davanti al tribunale stringendo tra le mani una foto sorridente di Liliana, quasi a voler ribadire, fino all’ultimo, quel bisogno di verità che aveva alimentato i suoi ultimi anni.
L’inchiesta prosegue in assenza di una delle sue voci principali
Con la scomparsa di Claudio Sterpin, il caso Resinovich perde uno dei suoi protagonisti assoluti, colui che per primo aveva lanciato l’allarme e che per quattro anni ha rappresentato, agli occhi dell’opinione pubblica, una delle due anime contrapposte di questo giallo. La sua voce, cristallizzata nell’incidente probatorio, resta comunque agli atti dell’inchiesta, che prosegue ora affidata alla procura e alla polizia, con Sebastiano Visintin che rimane l’unico indagato per la morte della moglie, una posizione che lui ha sempre respinto con decisione. La morte di Sterpin, avvenuta in un ospedale della sua città, chiude un capitolo umano doloroso e complesso, ma lascia intatti, pur privi di una delle loro voci più tenaci, tutti i nodi irrisolti di una vicenda che attende ancora una svolta definitiva.




