Vildoza, la volontaria della Croce Rossa: "Mi ha messo le mani al collo, non so se tornerò in ambulanza"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'attesa per la decisione del giudice sugli arresti di Luca Vildoza e della consorte, Milica Tasic, si fa stringente, in un procedimento che, come spesso accade quando il pubblico ministero non ritiene di dover richiedere misure coercitive, potrebbe concludersi con la loro liberazione senza che la coppia debba nemmeno presenziare all'udienza di convalida dinanzi al gip Alberto Ziroldi. I due, fermati dalla polizia in viale Silvani dopo un'accesa lite scoppiata per ragioni stradali, devono rispondere dell'accusa di lesioni a personale sanitario, un capo d'imputazione che trae origine da un'aggressione, stando alla ricostruzione dei fatti, ai danni di alcuni operatori della Croce Rossa i quali, a bordo di un'ambulanza e con le sirene attive, stavano raggiungendo il luogo di un intervento.

Il racconto della volontaria

A portare alla luce la dinamica dell'episodio, consegnando all'opinione pubblica il ritratto di una violenza che ha profondamente scosso il personale volontario, è stata la diretta testimonianza di Tiziana D'Antonio, l'operatrice cinquantacinquenne che ha sporto denuncia, assistita dall'avvocata Alessia Cuppini, dopo aver subito l'assalto. "Era il nostro ultimo intervento, ora non lo so se ritornerò in ambulanza", ha confessato la donna, la cui voce, ancora tremula, tradisce una profonda prostrazione. "Non so se mi sento di rischiare di nuovo tutto questo", ha aggiunto, sottolineando come la gravità dell'accaduto abbia minato la sua serenità e, forse, la sua stessa volontà di continuare a prestare servizio.

La dinamica dell'aggressione

Nel descrivere con precisione i momenti concitati dell'aggressione, la D'Antonio, che vanta un'esperienza ventennale nel soccorso, ha dichiarato: "Vildoza mi ha messo le mani al collo, la moglie mi ha tirato i capelli". Un episodio che, come lei stessa ha tenuto a precisare, si distingue per la sua assoluta gratuità, avvenuto mentre l'equipaggio era concentrato su una corsa di emergenza. "Mai era capitato, mentre correvamo su un intervento di soccorso, di essere aggrediti da una persona che nulla c'entrava con i fatti", ha rimarcato, evidenziando la difficoltà di trovare una "spiegazione logica" a un gesto tanto improvviso quanto brutale, che l'ha lasciata "molto provata" e riluttante a trovarsi sotto i riflettori.

Le indagini e le verifiche

Le forze dell'ordine, intanto, sono al lavoro per acquisire ogni possibile elemento probatorio, compresi video e filmati che possano contribuire a ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi. L'attenzione delle indagini, che procedono nel solco della massima accuratezza, si concentra su un fatto di cronaca che ha riacceso il dibattito, pur senza volerlo generalizzare, sui rischi corsi quotidianamente dagli operatori del soccorso, i quali si trovano spesso esposti a situazioni di tensione imprevedibili mentre svolgono, con dedizione, il proprio delicato compito.

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