«I Cesaroni» e quel ritorno che sa di casa: dal 13 aprile la settima stagione diretta da Claudio Amendola

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dodici anni sono un’eternità, nella televisione italiana, dove le mode cambiano e i ricordi collettivi si affievoliscono in fretta; eppure, c’è un locale alla Garbatella – quello stesso dove Giulio Cesaroni versava birre e dispensava battute – che il tempo non ha scalfito. Da lunedì 13 aprile, in prima serata su Canale 5, quella porta si riapre con «Cesaroni – Il ritorno», settima stagione di una serie che molti davano per archiviata e che invece torna a occupare lo schermo con un’operazione chiara: non un reboot, bensì una ripresa del filo narrativo laddove lo si era lasciato, pur con qualche inevitabile assenza.

Claudio Amendola, che del capofamiglia Giulio è stato il volto per sei stagioni, stavolta raddoppia. O meglio, si sposta dietro la macchina da presa, firmando la regia degli episodi inediti senza abbandonare il personaggio che l’ha reso popolare presso un pubblico trasversale. «Tornare sul set è stato facile – ha spiegato l’attore romano – perché lo faccio da tanti anni, con grande amore e perché conosco molto bene i Cesaroni e Giulio». Una dichiarazione che suona quasi come un certificato di autenticità, in un’epoca in cui le riedizioni di vecchi successi rischiano spesso di tradire lo spirito originale.

Un cast che si rinnova e un’assenza che pesa: il caso Max Tortora

Tra i nomi confermati figurano naturalmente i volti storici della famiglia allargata: da Lucia Ocone ad altri interpreti del gruppo originale, molti dei quali hanno definito questo ritorno «un ritorno a casa» nelle interviste esclusive pubblicate su Mediaset Infinity. Ma c’è un’assenza che, inevitabilmente, alimenta le discussioni tra gli appassionati: quella di Max Tortora. L’attore, che aveva vestito i panni di un personaggio cardine dell’equilibrio comico della serie, non comparirà in questa settima stagione; nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita dai produttori, e il silenzio che avvolge la vicenda ha lasciato spazio solo a ricostruzioni giornalistiche prive di conferme.

Non si tratta, comunque, dell’unico elemento di discontinuità. La sceneggiatura, infatti, introduce nuove figure tra i residenti del quartiere, alcune delle quali affidate a ospiti vip – la cui identità è stata volutamente tenuta riservata fino a ridosso della messa in onda – mentre altre sono state svelate in anteprima attraverso i trailer diffusi dalla rete. La strategia di Mediaset, in questo senso, punta chiaramente a creare attesa senza bruciare le sorprese.

Due ore di risate in un momento storico segnato dalle tragedie

La frase con cui Amendola ha accompagnato l’annuncio della data – «In un momento storico pieno di tragedie sono sicuro che I Cesaroni porteranno due ore di risate e di serenità» – suona come una dichiarazione d’intenti. Non c’è, nelle sue parole, alcuna pretesa pedagogica o sociologica: si limita a rivendicare la funzione leggera dell’intrattenimento popolare, quella stessa funzione che aveva decretato il successo della serie tra il 2006 e il 2014. Del resto, la Garbatella reale e quella televisiva si sono da tempo intrecciate nell’immaginario romano, e riprendere le riprese dopo un’assenza così lunga ha richiesto una ricostruzione degli ambienti interni ed esterni che la produzione ha curato con attenzione quasi maniacale.

Dal punto di vista narrativo, gli autori hanno scelto di non ignorare il salto cronologico: i personaggi sono invecchiati, alcuni rapporti si sono trasformati, altri si sono incrinati. La sfida, per gli sceneggiatori, era quella di restituire la familiarità dei dialoghi e dei conflitti domestici senza cadere nella macchietta o nella nostalgia fine a se stessa. I primi episodi, anticipano le fonti di stampa, mantengono l’alternanza tra momenti comici e accenni a drammi personali – un equilibrio che era stato il marchio di fabbrica della serie fin dagli esordi.

La regia di Amendola e il rischio della “mano pesante”

Il passaggio di Amendola dalla recitazione alla regia rappresenta, forse, l’elemento di maggiore interesse critico. Attore di cinema e televisione con una carriera lunga e variegata, lui ha sempre dichiarato di conoscere i meccanismi della serie dall’interno; ma dirigere se stesso – e per di più in un ruolo da protagonista – è un’operazione che richiede un’autoconsapevolezza non comune. Nei materiali promozionali diffusi finora, le inquadrature privilegiano i primi piani e i movimenti di macchina rapidi, in linea con lo stile delle stagioni precedenti, senza tentazioni autoriali o sperimentazioni fuori luogo.

Non ci sono, al momento, dichiarazioni di altri membri del cast su eventuali difficoltà sul set legate alla doppia veste di Amendola. Quel che si sa, per le interviste pubblicate sulla piattaforma Infinity, è che molti attori hanno ritrovato un’alchimia immediata, come se il tempo non fosse passato. Tortora, appunto, fa eccezione: la sua assenza non viene mai menzionata nei trailer ufficiali, e nemmeno nei comunicati stampa distribuiti dalla rete, quasi che si tratti di un argomento da non toccare. Un silenzio che, a volte, dice più di mille conferme.

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