Nadia Rinaldi, il seno rifatto che non c’è: “Un anno e mezzo senza, dopo l’intervento andato male”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nadia Rinaldi, ospite nel pomeriggio di Caterina Balivo a “La volta buona”, ha ripercorso senza filtri le tappe di una trasformazione fisica cominciata lontano nel tempo, nel 2001, quando decise di sottoporsi a un bypass gastrico. Un intervento che, associato a una rigida disciplina alimentare, le consentì di perdere oltre 86 chili; una perdita di peso così drastica, come spesso accade in questi casi, ha però lasciato tracce profonde sul suo, generando un eccesso di pelle e tessuto che, anni dopo, avrebbe richiesto nuovi interventi correttivi. Il primo di questi, quello che avrebbe dovuto risolvere il problema al seno, si è trasformato in un vero e proprio calvario: l’attrice ha raccontato di essere rimasta per un anno e mezzo senza il seno, una condizione che definisce con parole asciutte ma cariche di sofferenza, senza però scadere in dettagli espliciti o in un vittimismo di maniera.

Il bypass e la rinascita (poi tradita dal bisturi)

Quel primo intervento del 2001, va ricordato, rappresentò per Rinaldi una liberazione: perse 86 chili – alcune fonti parlano di 83, ma la sostanza non cambia – e con quelli una parte ingombrante di un’immagine di sé che non la soddisfaceva. Ma il umano, si sa, non perdona certi sbalzi repentini. La pelle, priva del sostegno del grasso sottocutaneo, si rilassa e forma quelle pieghe che nessuna dieta può rimuovere. Così, nel 2014, l’attrice ha scelto di affrontare un intervento al seno per asportare il tessuto in eccesso. Un’operazione che, nelle sue intenzioni, doveva rappresentare il tassello finale di un percorso di rinascita; e che invece l’ha precipitata in un incubo fatto di cicatrici, complicanze e un vuoto fisico – letterale – durato diciotto mesi.

“La mascella scende dopo i 50”: il lifting al volto e il naso

Nella stessa intervista, trasmessa il 9 aprile, Rinaldi si è soffermata anche su altri ritocchi, quelli al volto. “Dopo i 50 anni la mascella comincia a scendere”, ha spiegato con il realismo disincantato di chi lavora davanti a una telecamera; ecco che allora il contouring – quella tecnica di trucco usata per scolpire gli zigomi – non basta più. Lei stessa ha ammesso di aver voluto “ridare un po’ di tonicità” a quella parte del viso, e di aver rimesso a posto la punta del naso, che nel tempo era sparita, trasformando il suo profilo in una forma “un po’ quadrata”. Non c’è, nel suo racconto, il tono di chi rimpiange il passato: piuttosto la lucida consapevolezza di aver affrontato il tavolo operatorio più volte, con esiti alterni.

La cronaca di un’assenza: un anno e mezzo senza seno

Il nodo più doloroso, quello che ha trasformato la testimonianza in un caso (mediatico, prima ancora che clinico), resta l’intervento al seno andato male. L’attrice non è entrata nei particolari tecnici dell’errore – non è questo il luogo per farlo, né sarebbe rispettoso – ma ha voluto sottolineare la durata della sua agonia: un anno e mezzo senza seno. Un tempo lunghissimo, durante il quale ha dovuto convivere con una mutilazione estetica che nessuna protesi provvisoria poteva davvero nascondere. La sua voce, a “La volta buona”, non ha cercato la pietà; ha invece offerto uno spaccato crudo di ciò che significa fidarsi di un chirurgo e ritrovarsi, per diciotto mesi, con un che non riconosci più. Dopo quel calvario, è arrivata una seconda operazione correttiva; ma il prezzo pagato, tra speranze tradite e dolore fisico, resta una delle pagine più buie della sua storia personale.

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