Strage a Muscatine, l’uomo uccide sei parenti e poi si suicida davanti alla polizia
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Redazione Esteri
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L’Iowa, ancora una volta, si trova a fare i conti con la scia di polvere da sparo che si porta via interi nuclei familiari. A Muscatine, cittadina affacciata sul Mississippi che conta poco più di ventitremila anime, un uomo di cinquantadue anni, Ryan Willis McFarland, ha trasformato un litigio domestico in un massacro. È successo tutto nel primo pomeriggio di lunedì, quando una chiamata al 911 ha mandato i poliziotti al civico 210 di Park Avenue. All’interno, gli agenti non hanno potuto fare altro che constatare la morte di quattro persone, tutte colpite da arma da fuoco.
Nessun superstite, in quella casa; solo il silenzio e il lavoro immediato della scientifica.
La fuga e il suicidio sul sentiero del fiume
Quando le uniformi sono arrivate, del killer non c’era però traccia. McFarland, infatti, era già scappato, allontanandosi dalla scena del primo crimine. Le ricerche, coordinate da diverse agenzie tra cui lo sceriffo della contea e la polizia dell’Iowa, si sono concluse in breve tempo: il cinquantaduenne è stato localizzato lungo il Riverfront Trail, un percorso pedonale che costeggia il corso d’acqua.
E lì, mentre i negoziatori tentavano un approccio per riportarlo alla ragione, McFarland ha girato l’arma contro se stesso, uccidendosi con un colpo alla testa sotto lo sguardo impotente degli agenti. I soccorsi, accorsi sul posto, non hanno potuto fare nulla per salvarlo: la ferita era troppo grave, e la morte è stata dichiarata immediata.
Le altre vittime e il legame di sangue
A quel punto, però, il numero dei cadaveri era fermo a cinque, contando anche lo stesso assassino. Gli inquirenti, insospettiti dalla dinamica o forse da qualche testimonianza raccolta nei minuti successivi, hanno capito che la carneficina non era finita lì. In un’altra abitazione, al 1509 di Mill Street, gli agenti hanno trovato il corpo senza vita di un altro uomo, colpito a morte.
L’ultimo orrore è stato scoperto in un’officina, la Willits Metalworks al 808 di Grandview Avenue: lì, un altro uomo giaceva a terra, ucciso anch’egli da un proiettile. In totale, sei le persone uccise prima del suicidio. Tutte, come confermato dal capo della polizia Anthony Kies, avevano un legame di sangue con l’aggressore. Secondo le prime e drammatiche rivelazioni del distretto scolastico locale, tra di loro ci sarebbero non solo adulti, ma anche due studenti e due dipendenti delle scuole pubbliche di Muscatine.
Indagini in corso e precedenti penali
Le indagini, come ha spiegato il dipartimento di polizia, restano attive e in piena evoluzione. Gli investigatori stanno setacciando i retroscena della lite che avrebbe scatenato la furia omicida di McFarland, un uomo che, secondo quanto riferito dalle autorità, non era nuovo a certi ambienti: aveva infatti una fedina penale sporca, anche se al momento non sono stati diffusi i dettagli specifici di quei precedenti.
Quello che appare chiaro è la natura capillare dell’attacco, che ha colpito la stessa famiglia in luoghi diversi della città, come se il cinquantaduenne avesse pianificato con cura ogni singolo spostamento prima di decidere di togliersi la vita. La scientifica sta ancora processando le scene dei crimini, mentre la procura locale cerca di ricostruire le ultime ore di vita di sei persone che, per un tragico retaggio di sangue, non ci sono più.




