Diventare pilota di Formula 1: quanto costa la scalata e il peso del successo di Antonelli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La strada che porta al Circus iridato è lastricata di cifre che sfuggono alla comprensione comune. Diventare un pilota di Formula 1 non è soltanto una questione di talento puro, di riflessi pronti o di una sensibilità meccanica fuori dal comune, perché dietro ogni volante che sfreccia sui circuiti più celebri del mondo si nasconde un investimento economico che, per la stragrande maggioranza delle famiglie, risulta semplicemente insostenibile.

I costi crescono in modo esponenziale a ogni categoria, trasformando quello che potrebbe sembrare un semplice percorso sportivo in una vera e propria corsa al capitale, dove le cifre in gioco lievitano stagione dopo stagione fino a raggiungere vette che sfiorano i milioni di euro.

La scalata economica dalle categorie minori

Nel karting agonistico si va, a seconda delle stime, dai 50.000 ai 200.000 euro l'anno, con il totale del percorso che può avvicinarsi al mezzo milione. La Formula 4 richiede budget indicativi tra 250.000 e 500.000 euro a stagione; la Formula 3 sale spesso tra 700.000 e oltre un milione; la Formula 2 oscilla tra 1,5 e 2,5 milioni annui. Diverse stime valutano l'intero cammino dal primo kart alla soglia della F1 tra gli 8 e i 10 milioni di euro.

David Coulthard, storico pilota con due secondi posti iridati alle spalle, ha recentemente stimato che una famiglia debba investire circa 8 milioni di sterline, vale a dire più di 10 milioni di dollari, per accompagnare un ragazzo dalle prime gare in kart fino a una concreta opportunità nella massima serie. Ralf Schumacher, fratello del più celebre Michael, ha parlato addirittura di una forbice compresa tra i 13 e i 15 milioni di euro, sottolineando come sia impensabile che un padre con un reddito normale possa anche solo lontanamente permetterselo.

Le ragioni di un'escalation inarrestabile

I budget sono aumentati in modo significativo in termini reali negli ultimi trent'anni. Nel 1994 una stagione nella Formula 3 britannica, all'epoca il principale campionato internazionale, costava circa 250.000 sterline in un team di vertice, mentre l'equivalente in Formula 3000, quella che oggi è diventata la F2, richiedeva 500.000 sterline. Adeguando quelle cifre all'inflazione si arriva a circa 500.000 e 1,1 milioni di sterline attuali, il che significa che i costi sono praticamente triplicati.

Il motivo principale risiede nella trasformazione strutturale dei campionati: un tempo la F3 britannica si svolgeva interamente nel Regno Unito e la F3000 era un campionato europeo con eventi autonomi, spesso su tracciati minori e solo occasionalmente in abbinamento ai Gran Premi. Oggi sia la F3 sia la F2 fanno parte del pacchetto della Formula 1, il numero di gare è aumentato notevolmente e ogni appuntamento in più comporta spese aggiuntive, non ultime quelle legate ai danni da incidente.

Correre al fianco della F1 offre indubbi vantaggi in termini di visibilità, ma presenta anche un rovescio della medaglia pesante sul fronte dei costi, perché i campionati sono diventati internazionali e il personale deve viaggiare verso le città che ospitano i Gran Premi. L'aumento generalizzato dei costi della F1 si ripercuote inevitabilmente sulle categorie junior: voli e alberghi sono più cari e il costo del lavoro è salito, dal momento che le serie propedeutiche competono per il personale con realtà come la Formula E.

Il caso di Kimi Antonelli e il traguardo dei 50 successi italiani

In questo panorama economico così severo si inserisce la vicenda sportiva di Andrea Kimi Antonelli, che ha saputo trasformare un percorso inevitabilmente costoso in una carriera di altissimo profilo. La sua vittoria a Monza è stata significativa per tante ragioni. Al di là della sensazionale rimonta e del peso specifico assunto nell'ottica della rincorsa al titolo iridato 2026, ha rappresentato anche una pietra miliare per l'automobilismo del nostro Paese, dal momento che è stata l'affermazione numero 50 di un pilota italiano nel Mondiale di F1.

L'Italia è così diventata l'ottava nazione a raggiungere questa cifra. Si tratta di un numero ragguardevole, soprattutto se si pensa come 20 dei suddetti 50 successi siano concentrati fra il 1950 e il 1953, quando il calendario contemplava un terzo dei Gran Premi rispetto a quelli attuali. In Cina, lo scorso 15 marzo, il pilota emiliano ha spezzato un'astinenza che durava da vent'anni e, assumendo i contorni di serial winner, ha permesso alla Mercedes di volare a quota 50 nell'arco di pochi mesi.

La classifica storica delle nazioni vincenti

La graduatoria per nazioni in F1 è capitanata dalla Gran Bretagna, verosimilmente irraggiungibile, con i suoi 330 successi. Al secondo posto, isolata, c'è la Germania, tuttavia i tedeschi sono fermi a 179 oramai da sette anni e non si vede all'orizzonte nessuno in grado di far ripartire il conteggio. Il discorso vale a maggior ragione per il Brasile, spintosi a 101, ma a digiuno dal lontano 2009. La Francia ha festeggiato 81 volte, 51 delle quali grazie ad Alain Prost, però negli ultimi trent'anni La Marsigliese è suonata solo due volte.

Chi sta correndo per davvero sono i Paesi Bassi, che alla fine della fiera coincidono con Max Verstappen: 71 vittorie per l'olandese, ovvero tutte quelle conseguite dalla sua nazione. Dopodiché arrivano dei Paesi che possono essere preda dell'Italia in tempi celeri. La Finlandia si è imposta 57 volte, ma il tassametro non sale più e Valtteri Bottas non tornerà certo al vertice. L'Australia è a quota 52 e, ora come ora, ha un pilota in grado di vincere, almeno in linea teorica: quell'Oscar Piastri che da campione del mondo 2025 in pectore è passato al ruolo di comprimario di Lando Norris.

Antonelli è già il terzo italiano più vincente dopo Alberto Ascari e Nino Farina, quest'ultimo va posto davanti perché ha vinto un Mondiale.

Lo sfottò social della Mercedes e le parole del pilota

Dopo il trionfo di domenica scorsa a Monza, la casa della Ferrari, la Mercedes non ha resistito e ha scatenato la sua creatività per celebrare il successo di Kimi Antonelli sulla pista dove il Cavallino sperava di esultare davanti ai suoi tifosi. La Casa di Stoccarda lo ha fatto con un post social che ritrae Antonelli in posa di fronte a una Mercedes, ovviamente rossa, accompagnato da una dicitura inequivocabile: "Il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni", chiosando poi: "È bastato un incredibile pilota e un'auto tedesca".

Nel frattempo, lo stesso Antonelli non ha ancora avuto il tempo di capire fino in fondo cosa sia successo. La vittoria di Monza ha prodotto immagini destinate a rimanere nella storia, ha acceso un entusiasmo enorme e gli ha consegnato uno dei weekend che probabilmente accompagneranno tutta la sua carriera. Ma appena sceso dal podio, la vita di Kimi è tornata quasi immediatamente quella di sempre.

"Non ho ancora realizzato del tutto", ha raccontato il pilota, "lunedì ero già in pista con i kart e martedì al simulatore, quindi non sono ancora riuscito a rendermi conto completamente dell'effetto che ha avuto questa vittoria. Però ci sono delle foto bellissime del podio che sto guardando ogni giorno. È stato un momento incredibile".

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