“Bloccati ad Abu Dhabi, viviamo in un bunker”. L’odissea dei turisti italiani in Medio Oriente tra missili e silenzio diplomatico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Doveva essere una vacanza da ricordare, magari quella promessa scambiata otto anni fa e da celebrare finalmente guardando l’oceano delle Maldive, e invece per Maurizio Marchetti, storico trippaio di piazza de’ Cimatori a Firenze, e per sua moglie Samoa Di Stefano il viaggio si è trasformato in un incubo fatto di attese e rifugi sotterranei. Partiti il 18 febbraio con l’idea romantica di ricelebrare il loro matrimonio, si sono ritrovati bloccati non alle Maldive, ma ad Abu Dhabi, in quella che loro stessi descrivono come una prigionia in un bunker, lontani dalla sabbia bianca e dall’acqua trasparente sognata. Il conflitto improvvisamente riesploso in Medio Oriente, con gli attacchi coordinati tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente rappresaglia di Teherano -4, ha chiuso gli spazi aerei di mezza regione, compresi quelli degli Emirati Arabi Uniti, trasformando gli hub di Dubai e Abu Dhabi in trappole dorate per migliaia di passeggeri internazionali. La coppia fiorentina, in un appello che sa di disperazione, racconta di sentirsi dimenticata dall’ambasciata, un grido che riecheggia quello di molti altri italiani finiti, loro malgrado, in questa piega della storia.

Non è un caso isolato, quello dei Marchetti, perché la guerra ha allungato i suoi tentacoli fino a paralizzare il traffico aereo globale, creando quello che gli analisti definiscono il più grave blocco dei cieli dai tempi della pandemia. Mentre loro cercano riparo nei bunker di Abu Dhabi, decine di altri connazionali hanno vissuto lo stesso dramma su un territorio che sembrava sicuro, quello degli Emirati. A Dubai, dove l’aeroporto internazionale, il più trafficato al mondo per i voli intercontinentali, ha visto cancellazioni di massa, giovani in gita e coppie in festa si sono trovati intrappolati. È il caso di Francesco Pio Errico, 21 anni, e Micheal Ingordigia, 22 anni, due giovani di Benevento partiti il 28 febbraio per festeggiare un compleanno. Il loro volo di rientro con ITA Airways è stato cancellato a tempo indeterminato e loro, chiusi in una camera del Millennium Place a Dubai Marina, hanno assistito impotenti a un cielo che di notte si illuminava non di stelle, ma di traiettorie di missili, tanto che uno di loro, Francesco Pio, ha dovuto fare i conti anche con la scorta di medicinali terminata, senza ricevere assistenza dalla nostra rappresentanza diplomatica.

La lunga attesa nei rifugi e il silenzio della Farnesina

L’esperienza di questi ragazzi sanniti, che hanno pagato la vacanza coi risparmi di mesi di lavoro - Francesco come imprenditore edile, Micheal come barbiere - racconta di una solitudine profonda. Svegliati non dalla sveglia ma dai boati, costretti a correre nei rifugi, hanno provato in ogni modo a contattare l’ambasciata italiana a Dubai e quella di Roma, trovando solo un muro di gomma fatto di telefoni che squillano a vuoto e mail senza risposta. “Nessuno ci ha calcolato”, hanno ripetuto più volte, mentre il sindaco di Benevento, Mastella, forte della sua esperienza cinquantennale nelle istituzioni, cercava di rassicurarli dopo aver parlato con l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri, invitandoli alla calma e alla massima cautela, in attesa che la bufera bellica si placasse. Ma la cautela è parola vuota quando si è chiusi in una stanza d’albergo in una zona che da un momento all’altro può diventare un bersaglio, e la Farnesina, da lontano, appare come un apparato lontano e lento, incapace di fornire risposte immediate a chi vive con le valigie pronte e il cuore in gola.

Mentre per molti l’incubo continua, per qualcuno, fortunatamente, la tensione si è allentata. I due giovani beneventani, dopo giorni di angoscia e un esborso economico triplicato rispetto al preventivato - si parla di quattromilacinquecento euro a testa tra voli alternativi e pernottamenti extra - sono infine rientrati in Italia domenica sera, passando per un volo trovato grazie a un’agenzia di viaggi di Benevento che li ha imbarcati per Il Cairo, e poi per Roma, dove ad attenderli c’erano lacrime di gioia e persino fuochi d’artificio per Francesco Pio a Sant’Angelo a Cupolo. Anche i dieci cittadini di Rende, bloccati nella notte tra il sette e l’otto marzo, hanno potuto riabbracciare i propri cari all’aeroporto di Lamezia Terme, con l’Amministrazione Comunale che ha tirato un sospiro di sollievo dopo aver seguito l’evolversi della situazione. La loro vicenda, come quella di altri biellesi come Lucia D’Addetta e Graziano Gieri, si è conclusa con l’arrivo a casa, mentre per la coppia fiorentina e per altri ancora, rintanati in quel bunker di Abu Dhabi, il ritorno alla normalità è solo una speranza, in attesa che i cieli si riaprano e che il silenzio delle istituzioni si trasformi in un aiuto concreto.

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