Google Health sostituisce Fitbit, l’addio all’app autonoma e l’arrivo del tracker senza schermo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Dal 19 maggio 2026, l’icona dell’applicazione Fitbit scompare dai telefoni per lasciare il posto a Google Health, un rebranding che, sebbene ampiamente anticipato negli ultimi mesi dagli addetti ai lavori, rappresenta una svolta operativa concreta per chi utilizza i dispositivi indossabili del colosso di Mountain View. Non sarà necessario alcun intervento manuale da parte dell’utente finale – un dettaglio non trascurabile per evitare la perdita di dati storici – perché l’aggiornamento avverrà in automatico, trasferendo i parametri fisiologici e le cronologie degli allenamenti nella nuova veste grafica senza soluzione di continuità. Questa transizione, silenziosa nelle modalità ma radicale nella sostanza, segna la conclusione di un percorso iniziato cinque anni fa con l’acquisizione dell’azienda specializzata nel fitness tracking, sancendo di fatto l’assorbimento totale del marchio nell’ecosistema principale di Big G.
La scomparsa di Google Fit e l’unificazione dei dati sanitari
Con il lancio di Google Health, l’azienda californiana mette definitivamente da parte la vecchia piattaforma Google Fit, che verrà ritirata gradualmente dal mercato nel corso dell’anno. Agli utenti che ancora utilizzano quest’ultima sarà inviata una notifica per migrare le proprie informazioni verso la nuova piattaforma, un passaggio che l’azienda gestirà mediante strumenti dedicati per evitare la frammentazione archivistica. L’interfaccia si articola ora in quattro sezioni principali – Oggi, Fitness, Sonno e Salute – le quali permettono di consultare non solo i dati raccolti dagli smartwatch e dai tracker, ma anche, per gli utenti residenti negli Stati Uniti, i referti medici, i risultati di laboratorio e la lista dei farmaci assunti. A differenza del passato, quando i due sistemi coesistevano generando confusione nell’utenza, ora la strategia è chiara: Google Health si propone come il contenitore unico, in grado di importare informazioni anche da Apple Health e da applicazioni terze come Peloton o MyFitnessPal, utilizzando le API Health Connect.
Fitbit Air, il tracker che abbandona lo schermo per sfidare Whoop
A corredo di questa ristrutturazione software, il reparto hardware ha presentato il Fitbit Air, un dispositivo che rompe completamente con l’estetica tradizionale degli smartwatch. Privo di qualsiasi display o pulsante fisico – una scelta progettuale che lo rende simile al celebre tracker Whoop – questo aggeggio si presenta come un piccolo sensore a forma di ciottolo (chiamato "pebble") da innestare in diversi cinturini, il cui peso ridottissimo (appena 5,2 grammi la componente principale) mira a renderlo indossabile anche durante le ore notturne senza risultare invasivo. L’assenza dello schermo non ne penalizza però le capacità di rilevazione: il dispositivo monitora la frequenza cardiaca 24 ore su 24, l’aritmia (Afib), la saturazione dell’ossigeno nel sangue (SpO2), la variabilità cardiaca e le fasi del sonno, con una precisione dichiaratamente superiore del 15% rispetto ai modelli precedenti grazie a un aggiornamento del machine learning. La batteria, durando fino a sette giorni, risolve uno dei problemi più comuni degli indossabili, mentre la ricarica rapida (cinque minuti per un giorno intero di autonomia) ne aumenta la praticità. Il prezzo di lancio, fissato a 99.99 dollari per la versione standard (129.99 per la versione dedicata al cestista Stephen Curry), lo colloca in una fascia competitiva molto aggressiva.
Google Health Coach, quando l’intelligenza artificiale diventa personal trainer
La vera innovazione, quella che giustifica l’intera operazione di rebranding e il rilascio del nuovo hardware, risiede però nel servizio a pagamento Google Health Coach. Basato sul modello Gemini, questo assistente esce dalla fase di anteprima il 19 maggio per diventare disponibile globalmente, sostituendo di fatto il vecchio abbonamento Fitbit Premium (che cambierà nome in Google Health Premium, mantenendo i costi di 9.99 dollari al mese o 99 all’anno). L’ambizione del servizio è quella di simulare un team di esperti – personal trainer, nutrizionista e coach del sonno – attraverso l’analisi contestuale dei dati raccolti dal tracker. Non si limita a fornire statistiche passive: l’utente può fotografare il tabellone degli esercizi in palestra o il piatto del pasto consumato, e l’AI interpreta l’immagine per costruire un programma settimanale adattivo, modulato in base alla prontezza fisica del momento (readiness) e persino alle condizioni meteorologiche locali. Chi possiede un abbonamento AI Pro o Ultra di Google avrà accesso incluso a questo servizio, un dettaglio che dimostra come Mountain View stia cercando di creare sinergie tra i vari livelli del proprio ecosistema a pagamento.




