Auto elettriche, un futuro a rischio per la carenza di colonnine
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La diffusione delle auto elettriche in Italia, nonostante le premesse che per anni ne avevano preconizzato l’ascesa inarrestabile, sembra scontrarsi con una realtà ben più complessa e deludente. I burocrati, i quali avevano a lungo parlato di una convenienza economica destinata a materializzarsi in un futuro prossimo, devono ora fare i conti con un presente in cui i prezzi dei veicoli non accennano a calare, anzi. L’attesa di molti potenziali acquirenti si è concentrata sugli incentivi statali, visti come l’unica via per un accesso a questa tecnologia; eppure, quei bonus sono andati esauriti in poche ore, offrendo un’immagine eloquente di un Paese che fatica a tenere il passo con le proprie ambizioni. La beffa più grande, come spesso accade, si nasconde sotto il cofano: non tanto nel motore, quanto nell’assenza di una rete che ne permetta un utilizzo sereno e diffuso.
Il paradosso della transizione energetica
Analisi provenienti dal Regno Unito, del resto, non lasciano spazio a un ottimismo facile e pongono seri interrogativi sulla reale portata di quella che viene definita una rivoluzione elettrica. Sebbene si continui a parlarne con insistenza, le possibilità di vedere trasformato in tempi brevi il parco auto circolante in Europa appaiono esigue. I motivi di questo stallo, che alcuni definiscono preoccupante, sono sotto gli occhi di tutti: nessun periodo storico recente, per la concomitanza di crisi economiche e geopolitiche, sarebbe potuto risultare peggiore per una transizione di così vasta portata e di così forte impatto sulle abitudini dei cittadini.
Il caso emblematico della Capitanata
La situazione assume contorni particolarmente critici in alcune aree del Paese, come la Capitanata, dove investire in un’automobile a trazione completamente elettrica potrebbe rivelarsi una scelta poco praticabile. La causa principale risiede in un’infrastruttura dedicata alla ricarica pubblica che è ancora drammaticamente carente, una condizione che probabilmente trova una delle sue ragioni nella notevole estensione del territorio dauno. I numeri, d’altronde, parlano in modo chiaro: in provincia di Foggia si registra la presenza di una sola colonnina ogni ventuno chilometri e per ogni millesettecentotrentasei abitanti. Questa disparità territoriale crea zone in cui i punti di ricarica sono un’assoluta rarità, lasciando gli automobilisti privi di una soluzione concreta per l’alimentazione dei propri veicoli.
L’allarme della Fea: senza rete non c’è mercato
A confermare la gravità del quadro è intervenuta la Fea, la quale ha recentemente sottolineato, con parole nette, come l’infrastruttura di ricarica – sia essa pubblica che privata – rappresenti un elemento fondamentale per dare concretezza agli ingenti investimenti globali. Tali investimenti, che si misurano ormai in migliaia di miliardi di euro, riguardano l’intera filiera, dalla produzione di batterie e componentistica fino alla realizzazione dei veicoli stessi. Vendere un’auto elettrica senza una rete di ricarica efficiente e capillare è, di fatto, un’operazione quasi impossibile; se l’infrastruttura venisse a mancare, i veicoli non troverebbero acquirenti e gli sforzi profusi a monte dell’intero processo produttivo rischierebbero di andare persi, vanificando un percorso di innovazione tecnologica di portata storica.




