La Juventus sprofonda contro il Como, notte fonda allo Stadium
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Redazione Sport
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All’Allianz Stadium va in scena l’ennesima, preoccupante battuta d’arresto per una Juventus che sembra aver smarrito completamente la bussola. I ragazzi di Luciano Spalletti, reduci dalla batosta in terra turca contro il Galatasaray, si sono nuovamente arresi, questa volta tra le mura amiche, a un Como cinico e ben organizzato. Il 2-0 finale, firmato dalle reti di Mërgim Vojvoda e Maxence Caqueret, scava un solco profondo nell’ambiente bianconero, con i tifosi che hanno salutato la squadra con un coro di fischi al triplice fischio. Una prestazione, quella di sabato pomeriggio, che riaccende i riflettori su fragilità tecniche e mentali ormai croniche -1-4.
La partita si mette subito in salita per i padroni di casa. È l’undicesimo minuto quando un errore in fase di impostazione di Weston McKennie libera l’azione del Como: Douvikas serve Vojvoda, il cui tiro, forse leggermente deviato, si infila alle spalle di un Michele Di Gregorio tutt’altro che irreprensibile. Un episodio che, come una sliding door, apre uno squarcio nella già precaria tenuta psicologica della squadra. Nella ripresa, al minuto 61, il raddoppio degli ospiti è un marchio indelebile: una ripartenza perfetta orchestrata da Sergi Roberto, appena entrato, e Da Cunha, che serve a Caqueret il pallone del definitivo 0-2. Un assist, quest'ultimo, che è un invito a nozze per il centrocampista francese, il quale deve solo spingere il pallone in rete a porta sguarnita -1-7.
Spalletti e l'analisi di una crisi che è anche mentale
Al termine della gara, l'analisi del tecnico toscano ai microfoni dei cronisti non lascia spazio a facili illusioni. “La prestazione è stata condizionata dal primo gol, sono questi gli episodi che fanno la differenza”, ha esordito Spalletti, cercando di spiegare l'ennesima battuta a vuoto. Il riferimento, chiaro e pungente, è a una statistica impietosa: per la tredicesima volta in campionato, la Juventus ha subito gol al primo tiro in porta degli avversari. Un dato che, oggettivamente, rende l'idea della difficoltà del momento. Il mister, con onestà intellettuale, si addentra nei meccanismi della testa dei suoi calciatori: “Quando perdi entusiasmo e viene meno il sostegno della personalità, gli errori che commetti ti costano subito l'andare sotto, e allora diventa difficile reagire dal punto di vista mentale. Nella testa dei ragazzi ci sono troppe pressioni per questi risultati”, ha aggiunto -2-5.
La reazione della squadra, in effetti, è parsa quasi inesistente, un filotto di passaggi sbagliati e iniziative sterili. “Autostima e autoconvinzione – ha proseguito l’allenatore – sono tutto. Oggi abbiamo sbagliato una miriade di passaggi in mezzo al campo che i miei giocatori normalmente non sbagliano. Subiscono la pressione e ne rimangono imprigionati”. Una confessione, questa, che pesa come un macigno, e che getta un’ombra lunga sulla preparazione atletica e mentale del gruppo. A nulla sono valsi i cambi e i tentativi di scuotere l'undici in campo: la musica non è cambiata, e il dominio territoriale, sterile e inconcludente, non ha mai realmente impensierito Butez, portiere dei lariani -5-8.
Di Gregorio, un errore che pesa come un macigno
Tra i singoli, il più bersagliato è finito Michele Di Gregorio, autore di una papera evidente in occasione del primo gol. Spalletti, però, ha voluto difendere il suo portiere da critiche fin troppo facili, invitando a una lettura più corale dell'errore. “Di Gregorio è in linea con i compagni, non ha nessuna responsabilità in più rispetto agli altri. Commette un errore come se ne commettono in altre occasioni, ma c'è sempre una responsabilità condivisa in ogni situazione che si subisce. Potevamo fare meglio a difendere e a non perdere palla”, ha spiegato, cercando di parare le accuse e di distribuire equamente le colpe tra i suoi uomini. Un tentativo, il suo, di proteggere l'estremo difensore, ma che non cancella le immagini di un Di Gregorio sorpreso sul suo palo -2-5.
Classifica e futuro immediato
Con questo ko, il quarto nelle ultime cinque uscite tra campionato e coppe, la Juventus resta ferma a 46 punti. I bianconeri occupano ora il quinto posto, ma la classifica inizia a stringersi in modo pericoloso. Il Como, infatti, sale a 45 punti, accorciando a una sola lunghezza il distacco dalla squadra di Spalletti. Più che un passo falso, quello di oggi rischia di trasformarsi in una sliding doors per la corsa alla zona Champions League. L'appuntamento con la Roma, che domenica affronterà la Cremonese, potrebbe ulteriormente allargare la voragine, portando i giallorossi a +4 proprio sui bianconeri. “La Champions si deciderà da quella che sarà la nostra convinzione – ha chiosato Spalletti –. L'avversario siamo noi stessi. Se rimettiamo a posto delle cose a livello tecnico e mentale, si va a giocare, ma se il livello è questo, le partite le perdi e non puoi ambire a nessun risultato” -2-8.
Il calendario, tra l'altro, non concede tregua: mercoledì c'è la missione quasi impossibile in Champions per ribaltare il 5-2 di Istanbul, e poi il big match di campionato proprio all'Olimpico contro la Roma. Una settimana che può segnare in modo indelebile la stagione -1-10.




