Vacchi a processo per la villa da 15 milioni in Costa Smeralda
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La parabola giudiziaria che coinvolge la lussuosa dimora sarda di Gianluca Vacchi ha compiuto un ulteriore, decisivo passo, con il rinvio a giudizio dell’imprenditore e influencer bolognese. Una scelta, quella della giudice Federica Lunari al termine dell’udienza preliminare, che ha fissato la prima comparizione al 13 marzo prossimo dinanzi al giudice monocratico di Tempio Pausania, Marco Contu. Con lui, chiamati a rispondere degli stessi capi d’imputazione, siederanno nel banco degli imputati anche il progettista Giovanni Faggioli, professionista con studio a Milano, e l’impresario locale Giovanni Maria Filigheddu, di Arzachena, figure tecniche il cui operato è finito sotto la lente degli inquirenti.
I lavori contestati e il vincolo idrogeologico
Il nucleo delle accuse, che hanno portato peraltro al sequestro preventivo dell’immobile già da diversi mesi, ruota attorno a una serie di interventi edilizi realizzati sulla proprietà che sorge sulla panoramica collina di Pantogia, a Porto Cervo. Si tratta, nel dettaglio, di opere di ampliamento e modifica che avrebbero violato, secondo la ricostruzione della procura, la normativa urbanistica e, in particolare, quel vincolo idrogeologico che disciplina gli interventi in aree sensibili dal punto di vista ambientale e della stabilità del terreno. La villa, il cui valore è stimato attorno ai quindici milioni di euro, è nota per le sue dimensioni e dotazioni, comprendenti una quindicina di camere, ampie terrazze che sfiorano il migliaio di metri quadrati complessivi, una discoteca privata e un campo da padel, elementi che ne fanno un simbolo di uno stile di vita ampiamente documentato dallo stesso Vacchi sui social network.
Il percorso dell’inchiesta
L’iter investigativo, condotto dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Sassari e dal Reparto Operativo di Tempio Pausania, ha preso le mosse da accertamenti sulla documentazione progettuale e sulle effettive realizzazioni, evidenziando scostamenti significativi tra quanto autorizzato e quanto materialmente edificato. Un’attività di verifica sul campo, supportata da rilievi e perizie, che ha gradualmente costruito il quadro probatorio sottoposto poi al vagine del giudice. La decisione di procedere al rinvio a giudizio, evitando quindi l’archiviazione o l’applicazione di una pena su richiesta, segnala come l’autorità giudiziaria ritenga sussistenti gli estremi per un dibattimento in aula, dove dovranno essere esaminati nel merito i contributi, e le eventuali responsabilità, di ciascuno degli indagati.
Il sequestro e le implicazioni
La misura cautelare del sequestro, applicata sulla proprietà, rappresenta un elemento cardine della vicenda, con effetti immediati e tangibili che vanno ben oltre la sfera simbolica. L’immobile, infatti, è stato sottratto alla piena disponibilità dei suoi proprietari, un provvedimento che mira a garantire la conservazione dello stato dei luoghi e, al contempo, a prevenire il perpetuarsi della presunta condotta illecita. L’attenzione degli investigatori si è concentrata, non a caso, sulla corretta esecuzione degli adempimenti amministrativi e sul rispetto dei limiti imposti dalla legge a protezione del territorio, un aspetto particolarmente sentito in una regione dalla forte vocazione turistica e dal fragile ecosistema come la Sardegna.




