Cervia, il sindaco Missiroli ritira le dimissioni: "Una gogna mediatica, pronte 116 querele"
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Redazione Interno
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Colpo di scena nell’amministrazione comunale di Cervia, dove il sindaco Mattia Missiroli ha formalmente ritirato le proprie dimissioni, rassegnate all’inizio di gennaio, esercitando quel diritto che la legge gli consentiva di invocare entro il termine di venti giorni. La decisione, annunciata nel corso di una giornata già di per sé turbolenta, ribalta completamente lo scenario politico che si era creato dopo la notizia delle indagini a suo carico, riportando Missiroli alla guida della città. Il primo cittadino, il quale si trova sotto inchiesta per accuse di maltrattamenti in famiglia – fatti sui quali la magistratura dovrà ancora esprimersi – ha motivato il proprio passo in una dichiarazione pubblica di notevole forza, centrata sulla difesa dei principi costituzionali e sulla denuncia di un clima giudicato insostenibile.
Il richiamo alla Costituzione e il principio di non colpevolezza
«Ritiro le dimissioni, richiamando il giuramento prestato, da me come da tutti i membri della Giunta e del Consiglio comunale, con la mano poggiata sulla Costituzione della Repubblica», ha scritto Missiroli, fissando con chiarezza il perno giuridico e ideale della sua scelta. La sua argomentazione, del resto, si sviluppa proprio a partire dalla Carta fondamentale, la quale «sancisce in modo chiaro e inequivocabile il principio di presunzione di non colpevolezza, pilastro della giurisprudenza moderna». Un principio che, a suo dire, sarebbe stato calpestato nel periodo successivo alla divulgazione della notizia delle indagini, avvenuta il 21 dicembre scorso, generando conseguenze pesantissime sulla sua sfera personale e su quella istituzionale.
La denuncia della "tortura mediatica" e l’annuncio delle querele
Il sindaco, infatti, descrive senza mezzi termini gli effetti di quella che ha definito una «gogna mediatica senza precedenti», maturata in una fase investigativa che per legge dovrebbe essere caratterizzata dalla massima riservatezza. «Prima ancora di essere ascoltato, prima ancora di poter prendere visione di qualsiasi atto», sottolinea Missiroli, «la mia persona, la mia famiglia e la città che rappresento sono state travolte da un attacco di inaudita violenza». Una vera e propria «tortura mediatica», alimentata soprattutto attraverso i social network, alla quale ha deciso di rispondere con gli strumenti legali, annunciando di aver predisposto ben 116 querele per diffamazione. Una mossa che segna la volontà di contrapporre un’azione giudiziaria offensiva alla pressione pubblica subìta.
Il contesto giudiziario e la decisione del Riesame
La scelta di tornare sulla propria decisione di dimettersi non è stata certo estemporanea, ma giunge dopo uno sviluppo cruciale nel procedimento penale a suo carico. Già il 17 gennaio, infatti, il tribunale del Riesame aveva respinto la richiesta avanzata dal pubblico ministero di applicare la misura cautelare dell’arresto, fondata sul pericolo di reiterazione dei reati contestati. Quel provvedimento, che ha negato l’istanza del pm, sembra aver costituito per Missiroli un elemento giuridico decisivo per riaffermare la propria posizione e per rivendicare, nelle more di un giudizio che dovrà accertare i fatti, il diritto a esercitare il mandato per il quale è stato eletto, sostenendo di agire «per la città».




