Odissea, il mistero di Itaca e il kolossal di Nolan che divide critica e pubblico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La discussione, va detto, non è certo una novità: da tempo immemorabile gli studiosi si interrogano sulla reale collocazione geografica dell'isola di Itaca, la patria dell'eroe omerico Ulisse. Se per secoli si è identificata l'isola cantata da Omero con l'odierna Ithaki, nel corso degli ultimi decenni questa tesi è stata messa in seria discussione da una serie di ipotesi alternative, alcune delle quali decisamente suggestive.
A riaccendere i riflettori sul dibattito, nelle ultime settimane, ci ha pensato il colossal di Christopher Nolan, che ha portato sul grande schermo l'epopea dell'eroe greco con un cast stellare e una messa in scena imponente, girata in parte anche in Italia. Proprio le riprese, che hanno utilizzato l'isola di Favignana come meta dell'eroe omerico, hanno riportato alla ribalta una questione mai sopita: quella della presunta inconsistenza geografica della Itaca descritta da Omero rispetto all'isola che oggi conosciamo con quel nome.
L'ipotesi Cefalonia e il libro "Odysseus Unbound"
La teoria più accreditata, tra quelle alternative, è quella avanzata nel 2005 dall'archeologo dilettante Robert Bittlestone, affiancato da due accademici di chiara fama come il grecista James Diggle, dell'Università di Cambridge, e lo stratigrafo John Underhill, dell'Università di Edimburgo. Nel loro libro "Odysseus Unbound – The Search for Homer's Ithaca", i tre studiosi hanno sostenuto che la Itaca descritta da Omero non corrisponderebbe all'isola odierna, ma alla penisola di Paliki, situata nell'odierna isola di Cefalonia.
Secondo questa ricostruzione, suffragata da analisi letterarie, geologiche e archeologiche, la penisola sarebbe stata un'isola al tempo della guerra di Troia, per poi essere unita a Cefalonia in seguito a frane, smottamenti e terremoti che avrebbero progressivamente colmato un canale marittimo. L'opera, che si avvaleva anche di immagini satellitari tridimensionali, ha suscitato un notevole interesse negli ambienti accademici, ricevendo giudizi favorevoli da studiosi del calibro di Mary Beard e Peter Green, ma anche critiche non trascurabili. G. L.
Huxley e Christina Haywood, per esempio, hanno contestato a Bittlestone di non prendere sufficientemente sul serio l'ipotesi tradizionale; Huxley, in particolare, ha osservato che, anche ammettendo che Paliki fosse stata un'isola, ciò non proverebbe affatto che si tratti della Itaca omerica. Un punto debole, questo, che la ricerca archeologica non ha ancora colmato: a Paliki, infatti, mancano scavi che abbiano restituito il palazzo di Ulisse o gli altri luoghi descritti nel poema.
L'Odissea secondo Nolan: un kolossal che non teme il confronto
Il film di Christopher Nolan, uscito nelle sale italiane il 16 luglio e distribuito da Universal Pictures, ha rappresentato un evento cinematografico di portata mondiale, grazie anche a un cast che include Matt Damon nei panni di Ulisse, Anne Hathaway in quelli di Penelope e Tom Holland in quelli di Telemaco.
L'opera, lunga due ore e cinquantotto minuti, si presenta come un kolossal epico che, per stessa ammissione del regista, non teme di prendere le distanze dal poema omerico, adattando, modificando e talvolta tradendo il testo originale per esigenze narrative e per veicolare una lettura contemporanea della vicenda.
La pellicola alterna momenti diversi dei vent'anni di lontananza da Itaca, tornando spesso a quanto accaduto a Troia, passando al viaggio in mare e poi al presente a Itaca, in un intreccio temporale che richiama la complessità narrativa tipica del regista.
A fare discutere, come prevedibile, non è stata solo la messa in scena, ma anche alcune scelte di casting e l'interpretazione complessiva del poema: dalla presenza di attori neri e transessuali, che ha scatenato le polemiche dei puristi, fino alla decisione di mostrare un Ulisse tormentato dal senso di colpa, le cui peregrinazioni sarebbero in realtà il frutto di una fuga dalle proprie responsabilità piuttosto che di una serie di ostacoli divini.
Un'interpretazione, quest'ultima, che costituisce una delle principali novità e che rischia di spiazzare il pubblico più tradizionalista, ribaltando l'immagine dell'eroe astuto e senza macchia tramandata dai secoli.
La riscrittura del finale e lo sguardo verso Occidente
La pellicola di Nolan si discosta in modo significativo dal poema anche nel finale: laddove Omero concludeva il suo racconto con l'uccisione dei Proci e il ricongiungimento della famiglia reale, il regista sceglie di mostrare Ulisse, Penelope e Telemaco che salpano per l'ignoto Occidente, in un viaggio che potrebbe rappresentare una sorta di espiazione finale.
Nel film, il re di Itaca, ferito e consapevole dei propri errori, decide di onorare i compagni caduti e di allontanarsi dal trono per inseguire il sole che tramonta, in una scena che molti critici hanno interpretato come un atto di rinuncia al potere e di ricerca di un nuovo inizio.
Non c'è traccia, in questa versione, del riconoscimento attraverso il letto nuziale fatto con il tronco dell'ulivo e dell'intervento di Atena per scongiurare una guerra civile: la scelta di Nolan, che ha anche il pregio di alleggerire il film da una parte della complessità mitologica, appare invece funzionale a un messaggio più universale, incentrato sul tema del fallimento e della possibilità di riscatto personale al di là della mera restaurazione dell'ordine.
Rimane sullo sfondo, comunque, un dato di fatto: il film è un kolossal pensato per intrattenere, e questa scelta narrativa, che sacrifica una parte del testo originale, potrebbe rivelarsi vincente per il grande pubblico, anche a costo di deludere gli appassionati della tradizione omerica.
Un dibattito ancora aperto
L'uscita del film di Christopher Nolan, con tutto ciò che comporta in termini di visibilità mediatica, rischia di riaccendere, se non addirittura di infiammare, la polemica sulla vera ubicazione di Itaca, una disputa che gli studiosi danno ormai per irrisolta da oltre due millenni. La teoria di Bittlestone, per quanto suggestiva e sostenuta da argomenti geologici non trascurabili, rimane oggi confinata a un'ipotesi minoritaria, che non ha ancora ricevuto le necessarie conferme sul campo.
La mancanza di ritrovamenti archeologici significativi nella penisola di Paliki, l'assenza di tracce di un palazzo miceneo come quelli rinvenuti a Micene e la difficoltà di far coincidere puntualmente tutti i luoghi descritti nel poema con un paesaggio reale rendono ancora problematica l'identificazione. D'altra parte, la stessa identificazione con l'odierna Ithaki si regge su basi altrettanto fragili, dato che nell'isola non sono mai emerse prove decisive dell'esistenza di un regno in grado di competere con i grandi centri micenei.
Se la versione di Nolan, forse, non risolverà il mistero, ha perlomeno il merito di aver riportato l'attenzione del grande pubblico su una questione che, per secoli, ha appassionato generazioni di studiosi, dimostrando come il fascino dell'Odissea e delle sue coordinate geografiche sia ancora in grado di accendere la discussione, dentro e fuori le sale cinematografiche.




