Roma, il giorno della Palestina: corteo sulla tangenziale e occupazione alla Sapienza
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Redazione Interno
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Un fiume di persone ha invaso le strade di Roma, trasformando la normale giornata di settembre in una piazza di mobilitazione per la Palestina. Il corteo, che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone secondo le stime, ha scelto come bersaglio simbolico la tangenziale est, paralizzando il traffico in un momento di massima percorrenza. I manifestanti, i quali hanno snodato il loro percorso tra le colonne di automobili bloccate, hanno incontrato un’insolita reazione da parte di chi, rimasto intrappolato nell’ingorgo, ha espresso il proprio assenso con applausi e gesti di solidarietà, in un clima che ha superato la semplice sopportazione del disagio.
Contestualmente al blocco della viabilità principale, l’attenzione si è spostata all’interno dell’Università La Sapienza, dove il collettivo studentesco Cambiare rotta ha dato vita a un’azione di protesta più radicale. Dopo la conclusione del corteo cittadino, un gruppo di attivisti ha fatto irruzione nella facoltà di Lettere, occupandone gli spazi mentre erano in corso sessioni d’esame che coinvolgevano un centinaio di studenti. “Ci riprendiamo gli spazi che questa università ha voluto negarci”, hanno dichiarato, annunciando l’intenzione di rimanere anche durante la notte “per tenere alta l’attenzione sul genocidio in atto a Gaza”.
La giornata di sciopero generale, che ha ricevuto adesioni trasversali, ha mostrato il suo impatto anche nel cuore del centro storico. A Monti, quartiere ad altissima densità turistica tra il Colosseo e Santa Maria Maggiore, diversi esercizi commerciali hanno scelto di tenere le serrande abbassate. È il caso, emblematico, della bottiglieria “Ai tre scalini” di via Panisperna, locale solitamente affollatissimo, che ha rinunciato a un incasso non banale per aderire alla protesta. Sulla chiusura, un avviso bilingue, accompagnato dalla bandiera palestinese, spiegava le ragioni della scelta: “aderirà allo sciopero generale per chiedere lo stop al genocidio”.




