Fidanzata di Ragnedda indagata per favoreggiamento dopo l'omicidio di Cinzia Pinna
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Redazione Interno
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L’inchiesta sull'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne uccisa a Palau, registra un nuovo sviluppo. Rosamaria Elvo, compagna di Emanuele Ragnedda, è stata iscritta nel registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento personale.
Le telefonate al giardiniere
Un fitto scambio di comunicazioni con il giardiniere ventiseienne di Milano, già indagato per occultamento di cadavere, ha fornito ai inquirenti gli elementi per allargare il perimetro delle indagini. L'analisi dei tabulati telefonici ha evidenziato numerose chiamate, ritenute dalla procura coordinate e finalizzate.
Le accuse di alterazione della scena del crimine
La posizione di Rosamaria Elvo si è delineata attorno a una serie di azioni concrete che avrebbe compiuto, secondo la pm Noemi Mancini, per alterare la scena del crimine. Gli investigatori sostengono che la donna abbia partecipato attivamente alle operazioni di pulizia della casa per cancellare le tracce ematiche riconducibili alla violenta fine di Cinzia Pinna, uccisa da uno o più colpi di pistola. Un gesto emblematico sarebbe l'episodio in cui avrebbe accompagnato Ragnedda all'acquisto di un nuovo divano per sostituire quello macchiato dal sangue della vittima.
Le dichiarazioni di Ragnedda e le evidenze contrastanti
In questo contesto, Emanuele Ragnedda, pur avendo ammesso la propria responsabilità materiale nell'omicidio, ha più volte cercato di scagionare la compagna, dichiarando che Rosamaria Elvo «non c’entra niente con l'omicidio di Cinzia Pinna». Tuttavia, le evidenze raccolte dalla magistratura, come le telefonate al giardiniere milanese, sembrano tracciare un percorso differente, dipingendo il quadro di una complicità postuma fatta di azioni concrete e comunicazioni che potrebbero rivelarsi decisive per le indagini.




