Roma, il vicino racconta: «Il padre del neonato trovato tra la droga era un no vax convinto»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A salvarlo – e non è un’espressione di circostanza – sono stati gli agenti della Polizia locale di Roma, intervenuti in un appartamento in zona Pietralata. Il piccolo, che di giorni ne aveva appena quindici, dormiva nudo su un materasso adagiato direttamente sul pavimento sporco, circondato da rifiuti, calcinacci e muffe che risalivano lungo le pareti. La madre, una trentunenne italiana, lo aveva portato via dall’ospedale subito dopo il parto, sottraendolo di fatto a qualsiasi controllo sanitario o terapia necessaria nei primi, cruciali, giorni di vita. È stata proprio la segnalazione partita dalla struttura ospedaliera, insospettita da quel rifiuto di assistenza, a mettere in allarme i servizi sociali, innescando così l’indagine che ha portato gli agenti del Nucleo Assistenza Emarginati a varcare quella porta.

L’ombra del passato e le 5 kg di stupefacenti

Quando gli operatori sono entrati, oltre alle condizioni disumane in cui versava il neonato, è emerso un quadro investigativo ben più ampio. All’interno dell’abitazione è stata rinvenuta una quantità ingente di sostanze stupefacenti: quasi cinque chili netti tra marijuana e hashish, con un valore stimato che si aggira tra i 60mila e i 70mila euro, una cifra sufficiente a confezionare migliaia di dosi. Per questo motivo, il compagno della donna, un quarantanovenne di nazionalità romena, è stato tratto in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio, finendo ai domiciliari in attesa del processo; la madre, invece, è stata denunciata a piede libero. Non è, purtroppo, la prima volta che i due si trovano a dover rendere conto alla giustizia per vicende che riguardano la salute dei loro figli: la coppia, infatti, risulta già coinvolta in un procedimento penale per omicidio colposo relativo alla morte di un altro bambino, avvenuta lo scorso anno pochi giorni dopo il parto, a causa di una meningite fulminante contratta in un contesto domestico privo di assistenza medica.

Il racconto del vicino: «Complotti e liti continue»

A dipingere il ritratto dell’uomo – che, ironia della sorte, per anni aveva gestito un grow shop di cannabinoidi light trasformato poi in erboristeria – sono i racconti di chi lo incrociava quotidianamente in via Vacuna, a due passi da quella che era la sua abitazione. Un vicino, in particolare, lo ricorda come un “no vax” convinto, uno di quelli che, durante l’emergenza sanitaria, fermava la gente per strada parlando di complotti e dei pericoli dei vaccini: «Quando capivo che il discorso stava prendendo quella piega – ha raccontato – lo salutavo ed entravo in studio». Ma a gettare luce sul clima all’interno delle mura domestiche sono anche le testimonianze relative alle liti furiose con la compagna: discussioni quotidiane, spesso incentrate su errori nei conti o sulla gestione di quell’attività che ormai andava avanti a singhiozzo, con orari sempre più irregolari.

L’isolamento sanitario e il futuro del neonato

Lo stesso vicino, con un misto di rammarico e sconcerto, ha rivelato un particolare inquietante: la donna, durante la scorsa gravidanza, non si curava del suo stato né del suo aspetto, e quando il primo figlio – quello poi morto – nacque, nessuno nel quartiere lo vide mai. L’avversione per la medicina tradizionale, dunque, non era solo una posizione ideologica sfoggiata a parole, ma una prassi quotidiana che includeva la ricerca di un pediatra “alternativo” e l’isolamento dei più piccoli dalle cure basilari. Il neonato, che versava in stato di denutrizione ma è stato fortunatamente stabilizzato, è stato infine affidato ai servizi sociali e si trova ora ricoverato in una struttura ospedaliera neonatologica, in attesa che l’Autorità Giudiziaria Minorile decida il da farsi. La salvezza, per lui, è arrivata giusto in tempo per scrivere un futuro diverso da quello che gli era stato cucito addosso.

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