Palladino e quella magia costruita sulla difficoltà: “Spero di restare, ma il destino non è nelle mie mani”
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Redazione Sport
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La domenica di Serie A si è chiusa con un verdetto netto, sebbene il tabellino racconti un’apparente sofferenza: l’Atalanta ha sbancato San Siro battendo il Milan 3-2 in una partita che, nei fatti, non è mai stata davvero in discussione. Nel giro di meno di un’ora, complice una pressione asfissiante e ripartenze letali, i nerazzurri erano già in vantaggio di tre reti grazie ai centri di Ederson, Zappacosta e un superbo Raspadori; solo nei minuti finali, con la gara ormai in ghiaccio, i rossoneri hanno trovato il gol della bandiera con Pavlovic e quello su rigore di Nkunku, utili soltanto a rendere meno pesante il passivo per i padroni di casa. A vincere, però, non è stata solo la qualità tecnica della Dea, ma una reazione d’orgoglio che il tecnico Raffaele Palladino ha voluto sottolineare con trasporto, dedicandola proprio ai suoi giocatori.
«Ho preso una squadra demotivata, ma questi ragazzi non mollano mai»
A fine partita, nel consueto tour tra interviste e conferenza stampa, Palladino ha speso parole pesanti come macigni, ma allo stesso tempo cariche di un affetto viscerale verso il suo gruppo. “Devo ringraziare i ragazzi – ha spiegato – perché questa è la risposta di un grande gruppo che rema dalla stessa parte, specie dopo una settimana particolare”. L’allenatore ha voluto rimarcare il contesto in cui è arrivato sulla panchina bergamasca, lontano dallo stereotipo dell’eredità facile: “Non era scontato, perché io ho preso una squadra in difficoltà e demotivata. Insieme a loro, però, si è creata subito sintonia, un po’ di magia”. Una magia, quella citata dal mister, che si è vista nella compattezza difensiva del primo tempo, quando il Milan è stato letteralmente annichilito dalla pressione ospite.
Palladino, analizzando la prestazione, si è soffermato sull’equilibrio tattico dei suoi: “Sapevamo come trovare spazi contro il loro 3. Abbiamo difeso bene e concesso niente nel primo tempo”. Non sono mancati i riferimenti ai singoli, in particolare a Giacomo Raspadori, autore di una “partita incredibile, straordinaria sia a livello tecnico che in fase di non possesso”. Una menzione speciale è arrivata anche dal portiere Carnesecchi – autore di decisive parate su Nkunku – che ha voluto dedicare la vittoria proprio al suo allenatore, segno evidente del legame saldo all’interno dello spogliatoio.
Futuro in bilico e la dedica di Carnesecchi: “Emozionato, voglio il bene dell’Atalanta”
L’argomento più caldo, inevitabilmente, ha riguardato il futuro del tecnico. Con la società che non ha ancora ufficializzato il rinnovo e le voci di un possibile addio che rimbombano da settimane, Palladino ha scelto la via della trasparenza, senza lasciare spazio a fraintendimenti ma nemmeno a inutili proclami. “Non penso al mio futuro – ha tagliato corto – ma al presente. Cerco di dare il massimo e spero che il mio lavoro venga apprezzato da giocatori, tifosi e società, poi sarà il club a decidere cosa fare”. L’allenatore ha ammesso di essere rimasto colpito dalla dedica del suo portiere (“Sono un po’ emozionato, con loro c’è grande magia”), ribadendo però un concetto chiave: la sua permanenza non dipende solo dalla volontà tecnica.
“Spero che anche l’anno prossimo ci sia la possibilità di continuare con questo gruppo perché loro mi hanno dato tanto – ha confessato –. Ho sentito i tifosi e li ho ringraziati. Io voglio il bene dell’Atalanta, ma il destino non è nelle mie mani. Deciderà la società”. Una dichiarazione che suona come un passaggio di consegne implicito o, quantomeno, come la presa d’atto di una situazione contrattuale ancora tutta da scrivere. In un calcio dove i risultati spesso contano meno delle logiche dirigenziali, Palladino ha voluto blindare il suo operato, rivendicando il merito di aver risollevato una squadra che, al suo arrivo, navigava in acque ben più turbolente di quelle attuali.
L’analisi della vittoria e il valore di un gruppo che risponde nei momenti difficili
Tornando all’aspetto squisitamente tecnico, l’Atalanta ha dimostrato a San Siro di possedere un’identità precisa, forgiata nonostante le cessioni illustri e gli infortuni che hanno costellato la stagione. La risposta data dai ragazzi dopo le critiche della settimana, secondo Palladino, è stata la più bella: “Hanno ricevuto qualche critica in questa settimana, ma hanno risposto come sempre sul campo, coi fatti. Questo gruppo ha grandi valori tecnici e umani, e lo dimostra ancora”. E se Krstovic è stato definito “un attaccante che tutti gli allenatori vorrebbero” per la fame con cui attacca e difende, è stata la manovra corale a fare la differenza contro un Milan apparso spento e privo di idee per oltre un’ora.
Nonostante la vittoria, l’allenatore non ha potuto nascondere un leggero rammarico per i minuti finali, quando la squadra ha rischiato di vanificare il grande lavoro svolto: “Peccato per i minuti finali, ma il Milan ha cambiato l’inerzia della partita anche grazie ai cambi e al loro sbilanciamento. Questa vittoria è comunque bella anche così”. Una maturità, quella mostrata nel saper soffrire nei supplementari, che parla di un gruppo solido e ben allenato. Per Palladino, che ripete di non avere “rimpianti” per il lavoro svolto giorno e notte, la soddisfazione più grande rimane vedere i suoi ragazzi esprimersi a questi livelli in un palcoscenico come San Siro. Che basti per convincere la società a puntare ancora su di lui, però, è un'altra partita, che si giocherà fuori dal campo e lontano dai riflettori del Meazza.




