Guerra in Iran, nuovi raid Usa e cresce la tensione nel Medio Oriente

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Iran entra in una nuova fase con una nuova serie di attacchi statunitensi contro obiettivi sul territorio iraniano e con l’aumento delle minacce tra Washington e Teheran. Le forze americane hanno colpito per l’undicesima notte consecutiva strutture indicate dal Comando Usa come centri operativi, infrastrutture logistiche, hangar e depositi di droni in diverse aree del Paese. Tra le località coinvolte figurano la provincia di Bushehr, dove si trova l’unica centrale nucleare iraniana, oltre a Tabriz, Chabahar, il Kurdistan iraniano e Ilam.

Nuovi raid Usa e risposta dell’Iran

La tensione nel conflitto iraniano è aumentata mentre proseguono gli attacchi militari e le dichiarazioni di contrapposizione tra le parti. Secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim attraverso una fonte citata, le forze armate iraniane sarebbero pronte a lanciare attacchi di ritorsione contro infrastrutture statunitensi in Medio Oriente nel caso in cui Washington decidesse di colpire ponti e centrali elettriche sul territorio della Repubblica Islamica. Il messaggio attribuito alla fonte indica quindi un possibile ampliamento dello scontro verso obiettivi infrastrutturali collegati alla presenza americana nella regione.

Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump ha nuovamente alzato i toni nei confronti dell’Iran, sostenendo che il Paese non sarebbe pronto per un accordo e ribadendo la linea degli attacchi. Trump ha dichiarato che Teheran dovrà pagare un prezzo elevato per la morte dei soldati statunitensi in Giordania e ha collegato la presenza americana nello Stretto di Hormuz alla volontà di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Le dichiarazioni arrivano mentre continuano le operazioni militari statunitensi e iraniane.

Le dichiarazioni politiche e la situazione militare

La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha diffuso su X un messaggio in cui ha definito “un’ingenua fantasia” la pretesa di dominio sul Medio Oriente attribuita agli Stati Uniti, indicati nel testo come “Satana” e “gli Stati Uniti criminali”. Secondo fonti della sicurezza israeliana, l’ayatollah non si troverebbe in Iran. Sul fronte americano, il Pentagono ha comunicato che quasi 100 militari Usa sono rimasti feriti dal 7 luglio negli scontri con l’Iran, mentre negli Stati Uniti sono rientrate le salme dei soldati.

Le operazioni militari si intrecciano anche con le minacce sulle infrastrutture civili. Trump ha parlato della possibilità che gli iraniani paghino un prezzo altissimo e ha citato anche la reazione degli americani alla guerra attraverso un sondaggio sui prezzi della benzina, sostenendo che i cittadini non sarebbero contrari al conflitto, anche se il sondaggio indicato non risulta esistere. Parallelamente, secondo quanto riportato da Kan News, Washington avrebbe informato Israele dell’intenzione di intensificare gli attacchi contro Teheran con l’impiego, per la prima volta dall’inizio del conflitto, di bombardieri pesanti.

Gli attacchi nel Mar Rosso e la nuova escalation

Nello scenario regionale si aggiunge anche la rivendicazione degli Houthi, che hanno dichiarato di aver condotto attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso. L’episodio si inserisce in un quadro già caratterizzato da una forte pressione militare e diplomatica, con diversi attori coinvolti nelle tensioni che circondano l’Iran. Le notizie sugli attacchi alle navi e sui raid nel territorio iraniano arrivano nello stesso momento in cui aumentano gli avvertimenti sulle possibili conseguenze di ulteriori colpi contro infrastrutture strategiche.

La cronologia del conflitto indica che gli scontri proseguono da 145 giorni, con nuove operazioni aeree, minacce di ritorsione e dichiarazioni pubbliche sempre più dure. Il Comando americano ha rivendicato gli attacchi contro strutture militari e logistiche iraniane, mentre Teheran ha fatto sapere che potrebbe reagire contro obiettivi statunitensi nella regione in caso di nuovi colpi contro infrastrutture interne. La situazione resta quindi segnata dal confronto diretto tra le forze coinvolte e dalle conseguenze delle decisioni annunciate dai diversi governi.

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