Vince 209 milioni al Superenalotto e muore, l'ex moglie chiede l'assegno alla vedova
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una vincita monstre da 209.160.441 euro, centrata nel 2019 con una schedina giocata al bar Marino di Lodi durante una trasferta di lavoro, aveva cambiato radicalmente la vita di un camionista padovano allora quarantanovenne. Quella fortuna, che gli aveva permesso di lasciare il lavoro, acquistare una nuova casa e cambiare automobile, aveva però portato anche alla fine del primo matrimonio.
La vicenda, destinata ora a trasformarsi in una complessa controversia giudiziaria, si è riaperta con la morte improvvisa dell'uomo, avvenuta il 28 giugno 2026, a meno di un anno dalle seconde nozze celebrate il 24 luglio 2025.
Il divorzio e i nuovi legami affettivi
Dopo la vincita, l'uomo si era separato legalmente dalla prima moglie, una donna residente nel Varesotto che lavorava come addetta alle pulizie, riconoscendole un assegno divorzile mensile di 6.300 euro. Successivamente aveva intrapreso una nuova relazione con una donna di 37 anni, originaria di Chieti, che ha sposato nel luglio 2025. Non avendo figli né altri eredi legittimi come genitori o fratelli, secondo quanto ricostruito dai legali, alla sua scomparsa l'intero patrimonio sarebbe passato in eredità alla seconda moglie.
La richiesta dell'assegno successorio
Con la morte del camionista si sono interrotti anche i versamenti mensili destinati all'ex moglie, che a quel punto ha deciso di rivolgersi a un legale per tutelare i propri diritti. La richiesta, che ha come obiettivo un assegno di circa 5.000 euro al mese a carico dell'eredità, si basa sull'articolo 9-bis della legge sul divorzio. Questa norma consente al tribunale di riconoscere un assegno periodico in favore dell'ex coniuge che già percepiva l'assegno divorzile e che si trova in uno stato di bisogno effettivo dopo la morte dell'obbligato.
Non si tratta, quindi, di un trasferimento automatico del mantenimento dal defunto ai suoi eredi, ma di un diritto che va accertato dal giudice caso per caso.
Il ruolo del tribunale e i parametri di valutazione
La decisione finale spetterà al tribunale, che dovrà accertare l'esistenza dei presupposti per il riconoscimento dell'assegno successorio. Per stabilire se l'ex moglie versi effettivamente in stato di bisogno, il giudice è chiamato a valutare diversi fattori: l'importo dell'assegno versato in vita dal defunto, le necessità economiche della richiedente, l'eventuale pensione di reversibilità, la consistenza del patrimonio ereditato e la situazione economica degli eredi.
La giurisprudenza, con un intervento della Cassazione nel 2025, ha ribadito che non basta aver percepito in passato l'assegno divorzile, ma è necessario dimostrare concretamente l'impossibilità di far fronte alle esigenze essenziali di vita.
Le prospettive del contenzioso
Secondo le stime dei legali della donna, il nuovo assegno potrebbe attestarsi intorno ai 5.000 euro al mese, una cifra inferiore rispetto ai 6.300 euro percepiti quando l'ex marito era ancora in vita. La richiesta, per ora, rappresenta soltanto una valutazione di parte. Il diritto, inoltre, verrebbe meno qualora il beneficiario contraesse un nuovo matrimonio.
Sarà il tribunale a dirimere la questione dopo aver esaminato nel dettaglio le condizioni patrimoniali delle due donne e la reale consistenza dei beni lasciati dal defunto, decidendo se sussistano i presupposti per gravare l'ingente patrimonio sulla prima moglie.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
