La destra americana e i 40 milioni al Marocco: cosa c'è davvero dietro la crisi dei migranti a Ceuta
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Redazione Esteri
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La marea di migranti che ha investito Ceuta nei giorni scorsi – oltre 50.000 persone secondo le stime, almeno 57 i morti nel tentativo di raggiungere a nuoto l'enclave spagnola – ha riaperto scenari geopolitici che vanno molto al di là di una semplice emergenza umanitaria. A turbare gli equilibri è una catena di eventi tanto precisa quanto inquietante: l'attraversamento di massa organizzato attraverso gruppi social, la rapidità con cui oltre 48.000 persone sono già state rispedite in Marocco, e un sottotraccia politico-economico che lega Rabat a Washington con un filo spesso 40 milioni di dollari. A dare ulteriore consistenza alle ombre che aleggiano sull'accaduto ci ha pensato il presidente americano Donald Trump, che, in un'intervista a Fox News, non ha esitato a definire quanto accaduto un'"invasione", avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero subire la stessa sorte nel giro di tre anni se i democratici dovessero tornare al potere.
Una "previsione" azzeccata e i finanziamenti al Marocco
La coincidenza temporale tra alcuni eventi politici e l'ondata migratoria ha acceso i riflettori su un dossier che molti osservatori ritengono decisivo. A marzo scorso, l'American Enterprise Institute, think tank conservatore statunitense, pubblicava un articolo in cui si ipotizzava uno scenario simile a quello poi concretizzatosi a fine luglio: un'"onda verde" di civili disarmati che metteva in discussione il controllo spagnolo sulle enclavi di Ceuta e Melilla.
A rendere il quadro più complesso è un passaggio successivo, avvenuto ad aprile, quando la commissione per gli stanziamenti della Camera, presieduta dal deputato repubblicano Mario Diaz-Balart, ha approvato un documento che lega un sostegno politico alle rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla a un finanziamento di 40 milioni di dollari destinato a Rabat.
Il testo, che accompagna il progetto di legge di bilancio per il 2027, afferma che le due città "si trovano in territorio marocchino" e incoraggia il segretario di Stato Marco Rubio a promuovere un dialogo diplomatico tra Madrid e Rabat sul loro "futuro status". I 40 milioni di dollari sono così suddivisi: 20 milioni dai "National Security Investment Programs" e 20 dal "Foreign Military Financing Program".
L'uso politico della crisi a fini elettorali
La crisi di Ceuta è stata immediatamente cavalcata da Donald Trump e dal suo entourage per fini di propaganda interna, in un momento particolarmente delicato per la Casa Bianca. Con le elezioni di midterm previste per il 3 novembre e i sondaggi in calo a causa dell'impennata dei prezzi di benzina e generi alimentari, il presidente ha trovato nelle immagini dell'enclave spagnola un potente strumento politico. "Quando vedi quello che è successo in Spagna, non sanno cosa fare.
Stanno entrando a decine di migliaia, stanno semplicemente invadendo il paese", ha dichiarato Trump a Fox News, aggiungendo che la situazione negli Stati Uniti sarà "peggiore" se i democratici dovessero riconquistare il potere. Il vicepresidente JD Vance ha fatto eco al presidente, scrivendo su X che le immagini di Ceuta sono "un triste promemoria delle conseguenze delle migrazioni di massa e delle politiche globaliste della sinistra radicale".
Il Dipartimento di Stato americano ha ufficialmente incolpato il governo spagnolo di Pedro Sánchez, accusandolo di "facilitare e promuovere l'immigrazione illegale di massa verso l'Europa".
Le tensioni diplomatiche tra Madrid e Washington
Le dichiarazioni della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato hanno ulteriormente aggravato i rapporti, già tesi, tra l'amministrazione Trump e il governo spagnolo. La posizione critica di Madrid sull'offensiva israeliana a Gaza, l'opposizione alla guerra in Iran e la recente visita di Sánchez in Algeria, rivale storica del Marocco sul fronte del Sahara Occidentale, hanno reso la Spagna uno dei partner più sgraditi alla Casa Bianca.
Il primo ministro spagnolo, recatosi a Ceuta per gestire l'emergenza, ha definito l'accaduto un "attacco" e "una violazione dell'integrità territoriale della Spagna". Le autorità di Madrid hanno disposto il dispiegamento delle forze armate e avviato un'opera di rimpatrio dei migranti che, grazie alla collaborazione delle autorità marocchine, ha già ricondotto oltre 37.000 persone oltre il confine.
L'Unione europea, nel frattempo, ha sottolineato che non si sono registrati movimenti irregolari di migranti da Ceuta verso la Spagna continentale.
Il ruolo delle testimonianze e la cooperazione tra intelligence
Sul campo, diverse testimonianze hanno alimentato l'ipotesi che le autorità marocchine abbiano favorito l'attraversamento dei migranti verso il territorio spagnolo, così come ricostruito anche dal New York Times. L'uso dei gruppi social per organizzare l'esodo di massa, con canali come "Hraga Ceuta" che contavano oltre 20.000 membri, ha reso l'operazione un fenomeno senza precedenti per portata e rapidità, e la chiusura di questi gruppi da parte di Meta è avvenuta solo dopo che il danno era stato fatto.
La convergenza di questi elementi – la previsione del think tank, i finanziamenti, le tensioni diplomatiche e le testimonianze sul campo – dipinge uno scenario inquietante in cui la questione migratoria diventa un'arma di pressione geopolitica. Se da un lato non esistono ancora prove definitive di un coordinamento diretto tra Washington e Rabat per scatenare la crisi, la sequenza di eventi e i legami tra gli apparati di sicurezza dei due paesi rendono questa pista più di una semplice teoria.
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