Tim, mentre il mercato punta in alto, il cantiere del piano guarda a Poste
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Redazione Economia
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Le azioni di Telecom Italia, protagoniste di una fase di rafforzamento tecnico che le vede primeggiare nel paniere Ftse Mib, sono salite di quasi il due per cento, toccando livelli che fanno intravedere una resistenza prossima ai 57 centesimi di euro. Questa spinta, che si inserisce in un quadro di generale interesse degli investitori, arriva mentre si diffondono indiscrezioni – riportate da alcuni giornali – sulle linee guida del nuovo piano strategico, il cui cantiere è appena stato aperto. L’esecutivo, il cui aggiornamento è atteso tra il 2026 e il 2029, andrà a sostituire la consueta revisione annuale di quello attualmente in vigore, e la sua definizione – come è noto – sarà al centro di una riunione del consiglio di amministrazione in calendario lunedì 19 gennaio. Un incontro, quello di lunedì, che avrà anche un carattere preparatorio e di avvio dei lavori, dopo i recenti avvicendamenti nei comitati interni.
Il nodo dell’integrazione con Poste Italiane
Proprio in quel vertice, che segue di pochi giorni alcune voci di stampa, si comincerà a discutere delle possibili sinergie con Poste Italiane, un tema che il mercato – com’è evidente dalle dinamiche di borsa – sta già valutando con attenzione. La prospettiva di una più stretta integrazione, d’altronde, sembra guadagnare concretezza proprio in queste ore, anche alla luce dell’operazione in corso sulla conversione delle azioni di risparmio. Quel processo, che apre scenari inediti per la governance e la struttura azionaria del gruppo, potrebbe infatti facilitare percorsi di avvicinamento strategico con altri attori, tra i quali Poste, riducendo la frammentazione del capitale e semplificando il quadro degli azionisti.
La proposta sul conguaglio per le azioni di risparmio
Sul fronte della conversione, mentre l’assemblea del 28 gennaio si avvicina per deliberare sulla questione, una piccola boutique di consulenza specializzata in rate governance, la D&C Governance Technologies srl, ha presentato una proposta individuale. La società, che detiene un pacchetto minimo di cinque azioni ordinarie, chiede che venga equiparato a 12 centesimi di euro il conguaglio in denaro per le due modalità di conversione, sia quella volontaria sia quella che diverrà obbligatoria a seguito dell’eliminazione della categoria delle azioni di risparmio. Una richiesta che, sebbene avanzata da un azionista di dimensioni irrisorie, porta all’attenzione degli altri investitori un elemento di possibile discussione sul trattamento economico dell’operazione.
Lo scenario futuro tra piano industriale e assetto societario
L’insieme di questi elementi – la vivacità dei listini, l’avvio dei lavori per un piano industriale di medio periodo, e la ridefinizione dell’assetto azionario – delinea una fase cruciale per Tim. La società, che sta uscendo da un periodo complesso, si trova a dover coniugare le esigenze operative e di mercato con le opportunità strategiche che potrebbero scaturire da una maggiore integrazione con player consolidati come Poste Italiane. Il percorso, come dimostra la vicenda della conversione delle azioni di risparmio, è tutt’altro che lineare e dovrà tenere conto di una pluralità di voci, anche minoritarie, che intervengono sul processo. I prossimi giorni, con la riunione del consiglio e l’avanzamento del cantiere del piano, offriranno primi indizi sulla direzione che l’azienda intenderà prendere.




