Ceuta, l'Ue aumenta i fondi al Marocco e si prepara il trasferimento di 500 ragazze migranti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi migratoria esplosa a fine luglio nell'enclave spagnola di Ceuta continua a produrre scosse telluriche sui delicati equilibri tra Unione europea e Marocco, mentre il governo di Pedro Sánchez si prepara a trasferire nella penisola iberica circa 500 ragazze minorenni non accompagnate per sottrarle a un pericolo concreto e imminente.

Le denunce di violenza sessuale ai danni di donne e giovanissime migranti, alcune delle quali hanno meno di quattordici anni, si moltiplicano e hanno spinto le autorità a un intervento urgente, in aperto contrasto con la linea sostenuta da Bruxelles e dal Partito Popolare spagnolo, che invece propendono per il rimpatrio in Marocco. Nel frattempo, la Commissione europea sta valutando un aumento dei fondi destinati a Rabat per il controllo delle frontiere, nell'ambito di un più ampio Partenariato Strategico e Globale la cui firma è attesa entro la fine dell'anno.

Un'accoglienza al collasso e il piano di trasferimento

La pressione migratoria senza precedenti che ha investito Ceuta il 30 e 31 luglio, quando circa 72.000 persone hanno tentato di oltrepassare il confine, ha messo in ginocchio il sistema di accoglienza della città autonoma. Il centro governativo di El Trampolín, con una capienza di 500 posti, ospita attualmente 700 persone, mentre centinaia di minori si ritrovano a dormire per strada in condizioni di estremo disagio.

Per far fronte a questa emergenza, il Ministero della Gioventù e dell'Infanzia spagnolo ha annunciato un piano che prevede il trasferimento urgente di circa 500 ragazze migranti verso la penisola, in strutture gestite da organizzazioni specializzate nella protezione dell'infanzia.

L'obiettivo dichiarato è quello di togliere le minori dalla strada e metterle al sicuro da un contesto che si sta rivelando estremamente pericoloso, considerato che, stando alle ultime rilevazioni, la Procura di Ceuta ha formalizzato 13 denunce per violenza sessuale dall'inizio dell'emergenza.

Violenza e paura: le testimonianze dal campo

La decisione del governo Sánchez affonda le sue radici in una realtà drammatica, testimoniata dalle stesse migranti e dagli operatori sanitari che ogni giorno si trovano a fronteggiare l'emergenza. Wafae Atid, una migrante di 28 anni, ha raccontato all'agenzia Reuters la paura che attanaglia le donne nei campi profughi, dove durante la notte vengono seguite fino ai bagni e bersaglio di continue molestie. Una situazione che rende impossibile riposare e che costringe molti a cercare rifugio vicino ai mezzi della polizia per sentirsi al sicuro.

A dare un volto ancora più crudo alla tragedia sono le parole di Susana Ascaso, medico del pronto soccorso dell'Ospedale universitario di Ceuta, che ha confermato di aver curato almeno cinque bambine di età inferiore ai 14 anni per presunte aggressioni sessuali. La dottoressa ha descritto la situazione come una catastrofe sanitaria, sottolineando che il suo reparto assiste tra 300 e 400 persone migranti al giorno con gli stessi mezzi di prima, e che molte pazienti, una volta dimesse, non hanno un luogo dove andare.

Lo scontro politico e il nodo dei rimpatri

Il piano del governo spagnolo ha innescato un aspro scontro politico, sia a livello interno che con le istituzioni europee. Diverse comunità autonome guidate dal Partito Popolare e da Vox hanno già espresso la loro contrarietà ad accogliere i minori, mentre il Partito Popolare, sulla scia di quanto sostenuto da Bruxelles, chiede che vengano applicate le norme sui rimpatri e che i giovani migranti vengano ricondotti in Marocco.

La Commissione europea, attraverso il portavoce Markus Lammert, ha ribadito che la priorità è garantire il rapido ritorno di tutte le persone che si trovano irregolarmente a Ceuta, compresi i minori non accompagnati, come previsto dalla direttiva rimpatri dell'Unione.

Una posizione che stride con la linea adottata da Madrid, dove la ministra per l'Inclusione, Elma Saiz, ha difeso la scelta del governo richiamandosi al "superiore interesse del minore" e alla necessità di proteggere ragazze che sono arrivate sole e che, in molti casi, hanno raccontato di essere fuggite da situazioni di violenza, dichiarandosi disposte a tutto pur di non tornare indietro.

La diplomazia dei fondi: l'Ue e il Marocco

Mentre la Spagna cerca di gestire l'emergenza umanitaria a Ceuta, sullo sfondo si muove la diplomazia economica dell'Unione europea, pronta a rafforzare il sostegno finanziario al Marocco in cambio di un maggiore controllo delle frontiere. Secondo quanto riferito a Euronews da funzionari europei, la crisi di Ceuta, sebbene non abbia formalmente accelerato i negoziati, ha contribuito a orientare maggiormente il futuro Partenariato Strategico e Globale verso la sicurezza delle frontiere e la gestione dei flussi migratori.

Un'intesa, questa, che era in preparazione da anni e che aveva subito una lunga battuta d'arresto a causa del contenzioso sul Sahara Occidentale, ma che ora potrebbe vedere la luce entro fine anno. Rabat, che già riceve ingenti finanziamenti da Bruxelles, con 222 milioni di euro impegnati tra il 2021 e il 2024 e altri 190 milioni previsti fino al 2027, potrebbe quindi beneficiare di ulteriori risorse aggiuntive per la formazione delle forze di frontiera, sistemi di sorveglianza e interventi per rafforzare le capacità di accoglienza.

Un meccanismo che ricalcherebbe il modello già sperimentato con Egitto, Giordania e Tunisia, dove a pacchetti di aiuti e investimenti milionari si accompagna una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi migratori.

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