Oro e argento, l'inarrestabile corsa dei record che chiude il 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato delle materie prime, in chiusura di un anno turbolento, sta offrendo agli investitori un quadro di performance straordinarie, difficilmente eguagliabili da altre asset class. Se l'oro, con i suoi continui balzi, ha già scritto pagine di storia finanziaria nei mesi scorsi, è adesso l'argento a rubare la scena con un dinamismo che persino gli analisti più ottimisti faticavano a pronosticare. Il metallo bianco, infatti, dopo aver registrato un rialzo del 4.45% in una seduta, ha proseguito la sua ascesa il giorno successivo con un ulteriore balzo del 5.18%, portando le quotazioni a toccare i 66.58 dollari per oncia. Un movimento, questo, che si inserisce in un trend annuale di portata epocale e che sembra destinato a protrarsi, complici una domanda industriale sempre più vorace e vincoli stringenti sul lato dell'offerta.

I numeri di un'annata storica per i metalli preziosi

I dati, del resto, parlano in modo inequivocabile e dipingono un 2025 che passerà agli annali. L'oro, pur con le sue naturali oscillazioni, ha infatti superato la soglia dei 4.530 dollari l'oncia, segnando un apprezzamento che va dal 70 al 74 per cento dall'inizio dell'esercizio: si tratta del guadagno annuale più consistente da quel lontano 1979, un periodo caratterizzato da shock petroliferi e da un'inflazione galoppante. Nonostante qualche lieve ritracciamento, il prezzo spot del metallo giallo rimane stabilmente al di sopra dei 4.500 dollari, dopo aver toccato un picco assoluto di 4.556 dollari in una recente sessione. Una forza, la sua, che pare alimentata da una combinazione di fattori, tra i quali spiccano senza dubbio le scelte di politica monetaria della Federal Reserve e un contesto geopolitico globale ancora molto teso, con l'amministrazione del presidente Donald Trump che riafferma la sua presenza sulla scena internazionale.

Il fenomeno argento e il ruolo dei metalli industriali

Se l'oro fa discutere, è però l'argento a stupire per l'entità della sua cavalcata rialzista. Le quotazioni hanno recentemente sfiorato e superato i 76 dollari l'oncia, assestandosi su valori prossimi ai 74-75 dollari, in un rally che ha portato il metallo a incrementi compresi tra il 150 e il 164 per cento dall'inizio dell'anno. Un raddoppio, e oltre, del suo valore che lo trasforma da semplice "cugino povero" dell'oro a protagonista indiscusso, trainato da una domanda industriale esplosiva – specialmente nei settori della transizione energetica e dell'elettronica – e da un deficit produttivo che i mercati faticano a colmare. A completare il quadro, anche altri metalli cosiddetti industriali, primo fra tutti il rame, hanno raggiunto livelli record, sia nelle borse cinesi che a New York, indicando come la spinta al rialzo sia un fenomeno ampio e trasversale, che va ben oltre la semplice ricerca di beni rifugio.

Un contesto finanziario che alimenta la tendenza

Questa esuberanza dei metalli, per quanto eccezionale, non vive in un compartimento stagno rispetto al resto della finanza mondiale. Mentre l'oro continuava la sua corsa, Wall Street ha chiuso una seduta in sostanziale parità, con l'S&P 500 che ha però guadagnato circa l'uno per cento nell'ultima settimana utile dell'anno, sostenuto principalmente dalle performance di colossi tecnologici come Nvidia e dal settore dell'intelligenza artificiale. Molti investitori, in vista delle festività, hanno optato per realizzare parte degli utili accumulati, operazione che ha liberato liquidità e che potrebbe aver trovato, almeno in parte, una destinazione proprio nei mercati delle commodities. Il movimento rialzista, dunque, nasce dall'incrocio di elementi macroeconomici, tensioni geopolitiche e dinamiche tecniche di mercato, creando una tempesta perfetta che ha spinto i prezzi verso territori inesplorati.

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