Tennis, nuove regole Atp contro il caldo dal 2026: dal cooling break alle sospensioni nei tornei

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tennis professionistico, che da sempre combatte la sua guerra contro gli elementi sotto un sole implacabile, si prepara a cambiare le regole di un conflitto divenuto sempre più aspro. Il board dell'Atp, dopo una stagione segnata da troppi episodi critici, ha infatti approvato l'introduzione di una nuova "heat policy", un protocollo per il calore che entrerà in vigore a partire dal 2026. L'obiettivo, chiaro e diretto, è quello di proteggere gli atleti, le vere "galline dalle uova d'oro" di questo sport, che troppo spesso sono stati spinti al limite delle proprie forze fisiche in condizioni climatiche proibitive. La decisione, che allinea finalmente l'approccio dell'Atp a quello della Wta, segna un punto di svolta culturale: non si tratta più di chiedere ai giocatori di essere macchine indistruttibili, ma di riconoscere i pericoli oggettivi posti dal caldo estremo e di attuare misure concrete per mitigarli.

L'indicatore che misura la sofferenza reale

La novità sostanziale, che segna il passaggio da una valutazione approssimativa a una scientifica, risiede nell'adozione ufficiale dell'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) come unico parametro di riferimento per dichiarare lo stato di allerta. Questo indicatore, nato in ambito militare americano tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta, non si limita a considerare la semplice temperatura dell'aria. Esso combina, in un unico valore, l'umidità relativa, la velocità del vento e l'intensità della radiazione solare, offrendo così una misura molto più precisa dello stress termico effettivo a cui è sottoposto il umano durante un'attività fisica intensa. È proprio questa complessità, del resto, a renderlo essenziale per prevenire i colpi di calore, soprattutto in quelle condizioni di forte irraggiamento, tipiche di molti tornei estivi, in cui la percezione della canicola diventa insopportabile.

Dalla teoria alla pratica: le misure sul campo

Ma come si tradurrà, nella concretezza di un match, questa nuova attenzione? Il protocollo prevede una scala di interventi progressivi, proporzionati al livello di rischio indicato dal WBGT. Si partirà dai cosiddetti "cooling break", pause programmate durante il cambio di campo per permettere ai giocatori di rinfrescarsi con asciugamani ghiacciati e docce fredde, per arrivare, nei casi più estremi, alla sospensione temporanea dell'incontro. Sarà consentito, inoltre, il cambio d'abito più frequente e, laddove possibile, si potrà ricorrere alla chiusura del tetto degli stadi, una misura finora riservata alla pioggia, per riparare il campo dal sole cocente. Si tratta di un ventaglio di opzioni pensate per interrompere quella spirale di logoramento fisico che, come visto in diverse occasioni, può portare a malori improvvisi e ritiri forzati.

Il monito degli eventi recenti

L'urgenza di questo intervento normativo è stata dettata, in maniera inoppugnabile, dalla cronaca stessa delle competizioni. Episodi di collasso in campo, come quello che ha colpito Jannik Sinner durante il Masters di Shanghai, hanno sollevato un coro di preoccupazione e acceso i riflettori su una questione di sicurezza troppo a lungo sottovalutata. Quei malori, quei ritiri non sono stati incidenti isolati, ma il sintomo di un problema sistemico in un'era di cambiamenti climatici. L'Atp, di fronte a una situazione divenuta "ingestibile oltre che estremamente pericolosa", per usare le parole della Federazione italiana, non poteva più esimersi dall'agire. La nuova heat policy, pertanto, non rappresenta una semplice modifica regolamentare, bensì una necessaria assunzione di responsabilità verso coloro che, con la loro prestazione, tengono in vita lo spettacolo.

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