Mondiali 2026, controlli Usa sotto accusa: perquisiti anche Cannavaro e De Bruyne
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Redazione Sport
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I controlli Usa per i Mondiali 2026 continuano a far discutere dopo le immagini che hanno mostrato i giocatori dell’Uzbekistan di Fabio Cannavaro sottoposti a verifiche approfondite all’arrivo negli Stati Uniti. A pochi giorni dall’inizio del torneo, a fare il giro del mondo non è stato soltanto il risultato dell’ultima amichevole persa dagli uzbeki contro l’Olanda al 97’, ma soprattutto il rigido protocollo di sicurezza riservato alla delegazione asiatica. Le immagini diffuse hanno mostrato calciatori e membri dello staff controllati accuratamente tra perquisizioni personali, metal detector e cani antidroga.
Secondo quanto emerso, ogni componente della spedizione è stato ispezionato subito dopo essere sceso dal pullman. Le procedure prevedevano controlli dalla testa ai piedi, lo svuotamento delle tasche e la consegna degli zaini per ulteriori verifiche. Le immagini trasmesse da Espn hanno rapidamente alimentato il dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori, contribuendo ad accendere nuove discussioni sulle modalità con cui le autorità statunitensi stanno gestendo l’ingresso delle squadre impegnate nella competizione.
Le verifiche che coinvolgono anche le altre nazionali
Il caso dell’Uzbekistan non è rimasto isolato. Anche il Belgio ha dovuto affrontare controlli particolarmente severi appena atterrato negli Stati Uniti. Una fotografia diventata virale mostra Kevin De Bruyne seduto durante le verifiche, mentre un addetto utilizza un metal detector anche intorno alle sue scarpe. L’immagine è rapidamente diventata uno dei simboli delle misure di sicurezza adottate in vista del Mondiale e ha contribuito ad amplificare l’attenzione mediatica sul tema.
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