Lo striscione sulle Malvine infiamma Argentina-Inghilterra: Londra chiede un'indagine della Fifa

Lo striscione sulle Malvine infiamma Argentina-Inghilterra: Londra chiede un'indagine della Fifa
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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vittoria dell'Argentina in semifinale contro l'Inghilterra, ottenuta con il punteggio di 2-1, non è stata soltanto un trionfo sportivo, ma ha immediatamente riacceso una delle più antiche e accese controversie geopolitiche del panorama internazionale, quella relativa alla sovranità delle isole Malvine, conosciute nel mondo anglosassone come Falkland.

Al termine del match, disputato al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, alcuni calciatori dell'Albiceleste hanno esposto uno striscione con la scritta "Las Malvinas son Argentinas", un gesto che ha scatenato una immediata reazione da parte del governo britannico e che ora potrebbe avere ripercussioni disciplinari per la squadra campione del mondo in carica.

La reazione di Londra e la richiesta alla Fifa

La risposta di Londra non si è fatta attendere, concretizzandosi in una presa di posizione ufficiale da parte di un esponente di spicco dell'esecutivo. Il ministro per le Imprese britannico, Peter Kyle, ha definito il gesto dei calciatori argentini "del tutto inappropriato", sottolineando come "la politica dovrebbe restare fuori dal calcio" e aggiungendo che la Fifa "dovrebbe assolutamente esaminare la vicenda".

Questa dichiarazione, che rappresenta un formale invito all'organo di governo del calcio mondiale ad aprire un'indagine, pone la nazionale argentina nella condizione di dover potenzialmente rispondere di una violazione del regolamento, un tema che rischia di offuscare la preparazione in vista della finale del torneo.

Il precedente e il regolamento Fifa: il rischio sanzioni

Il regolamento Fifa è estremamente chiaro in materia di manifestazioni politiche durante le partite: il codice di condotta vieta espressamente l'esposizione di striscioni, bandiere o altri oggetti che presentino contenuti politici, offensivi o discriminatori. I giocatori coinvolti nell'esposizione del drappo, identificati dalla stampa in Giovani Lo Celso, Lisandro Martínez e Nicolás Otamendi, potrebbero quindi incorrere in provvedimenti che vanno dalla multa alla squalifica.

Un precedente significativo, che rende concreta la possibilità di una sanzione, risale al 2014, quando la Federcalcio argentina fu multata con 30.000 franchi svizzeri (circa 32.000 euro) dopo che alcuni giocatori si erano fatti fotografare davanti a uno striscione con lo stesso identico messaggio prima di una partita contro la Slovenia. La normativa Fifa, che vieta slogan di natura politica sia sull'equipaggiamento che sui cartelli esposti, rappresenta dunque un ostacolo normativo significativo per la squadra sudamericana.

Una contesa storica che va oltre il campo

Il gesto dei calciatori argentini non è emerso in un vuoto storico, ma si inserisce in una rivendicazione territoriale che affonda le radici nel periodo coloniale. La sovranità sulle isole, situate nell'Atlantico meridionale, è contesa da secoli: l'Argentina ne rivendica la giurisdizione per la vicinanza geografica alla propria costa, mentre il Regno Unito ne rivendica il controllo, supportato anche da un referendum del 2013 in cui gli abitanti dell'arcipelago hanno votato in modo schiacciante per rimanere un territorio d'oltremare britannico.

La tensione tra i due paesi raggiunse il suo apice nel 1982, quando scoppiò un conflitto armato durato 74 giorni, che si concluse con la resa di Buenos Aires e la conferma del controllo britannico sulle isole, un evento che ha lasciato una cicatrice profonda nell'identità nazionale argentina. La rivalità calcistica tra le due nazionali è stata storicamente intrisa di questi significati politici, come testimoniano le celeberrime dichiarazioni di Diego Armando Maradona durante i Mondiali del 1986, rendendo ogni sfida un crocevia di sport e politica.

Tensioni diplomatiche oltre il calcio

La polemica sportiva si è intrecciata con un episodio di natura diplomatica che ha ulteriormente inasprito i rapporti tra i due paesi. Poche ore dopo la fine della partita, il governo argentino ha presentato una protesta formale all'ambasciata britannica per il passaggio della nave della Royal Navy Hms Medway nello Stretto di Magellano, un'azione definita da Buenos Aires come "un'incursione militare".

Dall'altra parte, Londra ha respinto le contestazioni, sostenendo che le proprie unità navali non necessitano di alcuna autorizzazione argentina per operare in quelle acque. Questo doppio fronte di tensione, sportivo e politico, ha creato un clima di forte contrapposizione, con la vicepresidente argentina, Victoria Villarruel, che ha accusato gli inglesi di essere "pirati usurpatori", mentre da Londra si ribadisce che la politica deve rimanere separata dal mondo del calcio.

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