Alex Zanardi, la cognata Barbara Manni: «L’accademia per formare i nuovi atleti paralimpici è pronta»
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Redazione Sport
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Il flusso, lungi dall’interrompersi con la sua scomparsa, sembra essersi inspiegabilmente intensificato.
Sono decine le mail che continuano ad accumularsi nella casella di posta dell’associazione “Obiettivo 3”, messaggi che arrivano da ogni angolo d’Italia, spesso scritti da chi una sedia a rotelle la usa tutti i giorni e che, fino a qualche settimana fa, magari non aveva mai trovato il coraggio di chiedere aiuto.
A raccontarlo è Barbara Manni, cognata di Alex Zanardi e da sempre punto di riferimento operativo del progetto da lui ideato, la quale ha rivelato i piani concreti per non disperdere quel patrimonio umano e sportivo accumulato negli anni.
La notizia, che arriva mentre il mondo dello sport e della cultura omaggia la memoria del campione in diverse parti d’Italia, segna di fatto il passaggio di consegne da un sogno individuale a una macchina organizzativa destinata a durare nel tempo. corriere
L’idea, che Zanardi aveva accarezzato già prima del tragico incidente del 2020, è quella di istituire una vera e propria accademia – il cui cantiere, come assicura la Manni, è in uno stato avanzato – finalizzata alla formazione tecnica e umana degli atleti paralimpici del domani.
Non si tratta, occorre precisarlo, di una semplice scuola sportiva; l’obiettivo è ricalcare il modus operandi di “Obiettivo 3”, quell’ente nato per volontà di Alex dopo l’oro di Rio 2016 con la missione di reclutare, sostenere economicamente e guidare atleti con disabilità verso le grandi competizioni.
Questa nuova struttura, che potremmo definire un’evoluzione naturale del progetto, mira a sistematizzare quel lavoro artigianale che Zanardi faceva nel suo laboratorio o nei parcheggi degli alberghi, dove passava le notti a modificare telai e manovelle con le mani “sporche di grasso”, come lo hanno ricordato affettuosamente i suoi ragazzi durante l’addio a Padova. corriere
L’eredità di un metodo e il ricordo della “folle” sfida di Bebe Vio
La forza di questo approccio, va detto, non risiedeva solo nella concessione di handbike o attrezzature (spesso dal costo proibitivo, che supera decine di migliaia di euro), ma nella capacità di rigenerare la psiche di chi si trovava davanti. Un esempio su tutti, forse il più celebre, è quello di Bebe Vio.
Quando nel 2009 si incontrarono, lei aveva appena 12 anni ed era, nelle sue stesse parole, “spesata e spaventata”, disorientata dal futuro post- amputazione.
La schermitrice ha raccontato più volte come Zanardi l’abbia convinta che “con o senza gambe avrebbe potuto fare tutto”, un insegnamento che lei ha trasformato in titoli mondiali e olimpici, definendolo un “tutor sportivo e di vita”.
Quella capacità di trasformare la pesantezza della disabilità in un soffio di aria fresca è il vero lascito che l’accademia intende codificare e replicare, allargando il bacino di utenza anche verso nuovi sport, inclusi quelli invernali, come dimostra il recente sviluppo del ramo “Obiettivo sci” pensato in ottica Milano-Cortina. corriere
Mentre la macchina del ricordo continua a muoversi, si registrano anche voci dissonanti rispetto ad altre iniziative commemorative.
Durante un concerto al teatro Grande di Brescia, il cantautore Roberto Vecchioni ha voluto omaggiare “due amici” scomparsi di recente, intrecciando le loro storie in una sola canzone: Alex Zanardi ed Evaristo Beccalossi.
Vecchioni ha spiegato che il brano parla di non arrendersi mai, citando l’insegnamento di Zanardi per cui “non significa niente non riuscire a camminare perché si può volare con la testa e con l’anima”. corriere
Il no secco di Merzario: “Zanardi all’Autodromo? C’entra come i cavoli a merenda”
Lontano dalla commozione generale, ma non per questo meno rilevante nel dibattito pubblico, emerge la presa di posizione netta di Arturo Merzario.
L’ex pilota di Formula 1, interpellato in merito alla proposta – avanzata dal vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli – di intitolare un Tempio della Velocità (presumibilmente l’Autodromo Nazionale di Monza) alla memoria di Zanardi, non ha usato giri di parole.
Il giudizio di Merzario è tranchant: ritiene l’accostamento fuori luogo, dichiarando senza mezzi termini che “Zanardi con l’Autodromo c’entra come i cavoli a merenda”.
L’ex pilota ha bollato la proposta come una mossa di pura “pubblicità politica”, sottolineando una distanza sostanziale tra il percorso professionale di Zanardi, legato principalmente alla CART e al mondo paralimpico, e la tradizione della massima velocità su pista che quell’impianto rappresenta.
Una polemica, quest’ultima, che si inserisce in un contesto più ampio di definizione dell’eredità pubblica del campione. corriere




