Nestlé, 185 esuberi annunciati in Italia: la scure del gruppo si abbatte sulla sede di Assago

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso alimentare svizzero Nestlé, che conta decine di migliaia di dipendenti sparsi per la penisola, ha comunicato ufficialmente un piano di tagli che, almeno stando alle prime proiezioni, mette sulla graticola 185 lavoratori impiegatizi. Questa decisione, come riportato dalle sigle sindacali che hanno rotto gli indugi già nelle ore successive all’incontro, andrà a concentrarsi quasi esclusivamente nel cuore direzionale italiano situato ad Assago, alle porte di Milano. L’annuncio, arrivato ieri al termine di una riunione in Assolombarda e recepito con rabbia da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, non rappresenta un caso isolato, bensì la fotografia locale di un ridisegno globale: la casa madre, già nell’autunno del 2025, aveva ventilato l’ipotesi di alleggerire la propria struttura di 16.000 unità in tutto il mondo entro il 2027, una cura dimagrante che in queste settimane sta trovando applicazione concreta anche in Francia, Germania e Spagna.

Per comprendere la portata della manovra – che ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a parlare metaforicamente di “barricate” – occorre guardare al quadro macroeconomico che stringe la multinazionale di Vevey. Sebbene i volumi di vendita mostrino qualche timido segnale di vitalità, la voragine (per usare un eufemismo) è rappresentata dall’apprezzamento del franco svizzero, una valuta rifugio che, in un contesto internazionale ancora nervoso, ha eroso i margini come un acido su metallo; a ciò si aggiunge il recente ritiro dal mercato di alcuni lotti di latte artificiale, una vicenda che ha minato la fiducia dei consumatori in diversi Paesi europei e che ha lasciato il segno nei conti del primo trimestre. I sindacati, dal canto loro, non hanno usato mezzi termini nel bollare la scelta come “dettata esclusivamente da logiche finanziarie” e priva di quelle prospettive d’investimento che, a loro avviso, sarebbero necessarie per non svuotare di competenze il territorio.

Ma la partita non si gioca solo sui numeri dei tagli. Le organizzazioni sindacali, con una nota che non lascia spazio a interpretazioni ambigue, hanno acceso un faro anche su un fronte caldo parallelo: la cessione – ampiamente data per imminente – del ramo d’acqua Sanpellegrino, che molto probabilmente finirà nelle mani di un fondo di private equity. Se da un lato gli addetti del settore "Waters" non sono direttamente toccati dai 185 licenziamenti annunciati ieri, dall’altro lo spettro del trasferimento cova sotto la cenere; si parla infatti di circa 70 persone che, pur svolgendo mansioni legate alle acque minerali, risultano oggi formalmente in forza a Nestlé, e il passaggio di consegne della società rischierebbe di trascinarle in un limbo contrattuale da gestire con il bilancino

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