Milano, il mistero della morte del fotografo Maurizio Rebuzzini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il figlio, Filippo, che lo ha trovato agonizzante mercoledì sera alle 18:42 sul pianerottolo del suo studio in via Zuretti, a due passi dalla Stazione Centrale, esclude categoricamente l’ipotesi del delitto, nonostante i segni riscontrati sul corpo facciano pensare agli investigatori a uno strangolamento. "Non penso a un’aggressione, era amato da tutti", ha dichiarato l’uomo di 44 anni, il quale, non riuscendo a contattare il padre per telefono, si è precipitato nell’abitazione-laboratorio dove ha tentato, sebbene invano, di rianimarlo con un massaggio cardiaco, operazione nella quale è stato poi aiutato da un vicino accorso.

L’intervento dei soccorsi, sebbene tempestivo, si è rivelato purtroppo inutile; il fotografo, trasportato d’urgenza all’ospedale Fatebenefratelli, è spirato poco dopo il ricovero. Gli agenti, giunti sul luogo, hanno rilevato alcuni segni sul collo della vittima che hanno immediatamente insospettito gli inquirenti, i quali hanno perciò avviato un’inchiesta per omicidio, sebbene la pista della rapina finita male sembri al momento remota, poiché sia il denaro che il cellulare sono stati rinvenuti all’interno dello studio.

Per fare piena luce sulla dinamica dei fatti, gli investigatori si affideranno ora alle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza del palazzo e soprattutto all’esito dell’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria, elementi che potranno confermare o meno le ipotesi di reato. Parallelamente, sono al vaglio i tabulati telefonici del 74enne, il quale, oltre a essere stato un apprezzato professionista della fotografia, è stato anche un intellettuale e un critico del settore, nonché ex docente di storia della fotografia presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Brescia e direttore della rivista specializzata "graphia".

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