Il Papa a Montecarlo ma guarda alla Terra dei fuochi e ai migranti dell'Algeria

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il programma delle uscite pubbliche per la prima metà del 2026, fitto di appuntamenti e spostamenti, disegna per papa Leone XIV un ruolo che potremmo definire, senza timore di smentita, di pontefice globetrotter. Dopo il viaggio compiuto in Turchia e Libano alla fine dell'anno scorso, il Santo Padre si prepara a calcare di nuovo il palcoscenico internazionale, e lo fa partendo da un luogo, il Principato di Monaco, che per la prima volta nella storia moderna aprirà le sue porte a un successore di Pietro. La visita, calendarizzata per il 28 marzo, rappresenta una tappa breve ma densa di significato, accogliendo l'invito che le autorità monegasche avevano ripetutamente esteso già a Papa Francesco e che l'attuale pontefice ha infine raccolto.

Se la tappa monegasca, con il suo richiamo al lusso e alla mondanità della Costa Azzurra, potrebbe apparire in contraddizione con l'immagine di una Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali, il contesto più ampio degli impegni papali restituisce invece un disegno coerente e ben altrimenti articolato. Leone XIV, infatti, non limita la sua azione ai palazzi principeschi, ma intreccia questo viaggio con una serie di spostamenti che lo porteranno a toccare alcune delle piaghe più dolorose del mondo contemporaneo. Ne è un esempio lampante la visita ad Acerra, prevista per il 23 maggio, dove incontrerà cittadini che da anni convivono con il dramma della Terra dei fuochi, un territorio segnato da roghi tossici e sversamenti illeciti che rappresentano una ferita aperta nel tessuto civile e ambientale della Campania. È in questa alternanza di scenari che si coglie la profondità di un magistero che non arretra di fronte alle contraddizioni.

Un aprile africano tra le orme di Sant'Agostino e le rotte dei migranti

Ma è il successivo viaggio in Africa, un vero e proprio en plein di dieci giorni che dal 13 al 23 aprile toccherà Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, a svelare le priorità geopolitiche e pastorali di questo pontificato. Il Pontefice, che da cardinale e in passato come superiore generale dell'ordine agostiniano aveva già visitato il continente, tornerà in Algeria con un duplice intento: da un lato, quello di pellegrino desideroso di camminare sui luoghi che furono di Sant'Agostino, il grande dottore della Chiesa al quale è legato da una profonda devozione spirituale e intellettuale; dall'altro, quello di pastore che vuole vedere con i propri occhi una delle terre da cui partono, attraverso la rotta che conduce in Sardegna e poi nel cuore del Mediterraneo, i flussi incessanti di uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore.

Il riferimento ai migranti non è marginale né casuale nel quadro di questi spostamenti. Lo stesso pontefice, nel corso del viaggio in Spagna programmato dal 6 al 12 giugno, raggiungerà le isole Canarie, e lo farà proprio per incontrare quella realtà di frontiera che rappresenta una delle principali porte d'ingresso in Europa per chi fugge dalle difficoltà del continente africano. A Barcellona, inoltre, Leone XIV avrà l'onore di inaugurare la nuova torre della Sagrada Familia, nel centenario della morte di Antoni Gaudí, dichiarato venerabile l'anno scorso: un gesto che lega la fede alla cultura e all'arte, in una nazione, la Spagna, dove la secolarizzazione avanza ma dove le radici cristiane restano profonde. Lo fanno, questi viaggi, da contrappunto a un'agenda interna altrettanto intensa che, dopo la sosta ad Acerra, porterà il Papa a Lampedusa il 4 luglio, nel luogo simbolo dell'accoglienza e del naufragio, a rimarcare una linea di continuità con chi non ha smesso di guardare al dramma di chi attraversa il mare.

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