Pisa, Hiljemark: “Benissimo per 50 minuti, poi abbiamo regalato tutto”
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Redazione Sport
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L’analisi di Oscar Hiljemark, nel postpartita dell’Allianz Stadium, si concentra su una frazione di gara ben precisa, quei primi cinquanta minuti nei quali la sua squadra, il Pisa, ha tenuto testa alla Juventus, creando anche due nitide occasioni da rete. Il tecnico, intervenuto ai microfoni dei media, ha voluto sottolineare il rammarico per un approccio alla partita quantomai positivo, vanificato però da un blackout improvviso e fatale. La squadra, secondo la sua lettura, ha retto bene l’urto iniziale contro i bianconeri, ma un errore, quello del portiere Nicolas che ha di fatto spianato la strada al vantaggio avversario, ha spezzato l’equilibrio. Da lì in avanti, la reazione della Juventus, forte del risultato aperto, ha scavato un solco divenuto presto incolmabile, complice un secondo gol definito “regalato” dallo stesso allenatore. A quel punto, uscire dallo Stadium con un passivo pesante, se non addirittura umiliante, è diventato un epilogo quasi inevitabile per una formazione, quella nerazzurra, che occupa l’ultima posizione in classifica.
Una ripresa da dimenticare e la gestione degli uomini
Il tecnico del Pisa non si è sottratto alle domande sulla seconda metà della gara, ammettendo come, una volta subito il vantaggio, i suoi abbiano smarrito ogni riferimento, scendendo in campo con un atteggiamento mentale che lui stesso ha definito inaccettabile. Non si è trattato solo di un problema tecnico-tattico, ma di un crollo nella tenuta psicologica, laddove la squadra non è più riuscita a esprimere quel calcio ordinato e propositivo mostrato nella prima ora di gioco. Interrogato sulle scelte legate ai cambi, Hiljemark ha spiegato di aver optato per l’inserimento di elementi più freschi, evitando di rischiare condizioni precarie di alcuni giocatori, in particolare ha fatto il nome di Marin, preservato in vista dei prossimi impegni. Una gestione che guarda già al futuro, in un campionato che per i toscani si fa sempre più in salita. La necessità di ruotare gli uomini, in una rosa non certo amplissima, diventa prioritaria quando il calendario propone tre partite in pochi giorni, ma questo non giustifica, nelle parole del mister, lo scarso orgoglio messo in mostra nella fase conclusiva del match.
Juventus implacabile, ma i primi cinquanta minuti raccontano un’altra verità
La fotografia della partita, se ci si ferma ai novanta minuti, restituisce l’immagine di una Juventus esagerata e spietata, capace di infilare quattro gol all’ultima della classe e di rispondere colpo su colpo alle vittorie di Napoli e Como, tenendo così acceso il motore per la rincorsa alla zona Champions League. Ma l’analisi del tecnico svedese invita a soffermarsi su un dettaglio non di poco conto: per oltre cinquanta minuti, la sua squadra, quella con appena quindici punti all’attivo e una striscia negativa che si protrae da sedici giornate senza vittorie -2, ha giocato alla pari, o quasi, con una delle candidate al quarto posto. Le due chiare palle gol create nella prima frazione, se concretizzate, avrebbero potuto indirizzare il match su binari completamente diversi, mettendo in crisi una Juventus reduce da un periodo tutt’altro che semplice. Invece, la cronaca racconta di una formazione che subisce il gol e si sfalda, incassando la rete del raddoppio a stretto giro di posta, sintomo di una fragilità strutturale che Hiljemark è chiamato a sanare.
L’amarezza di Hiljemark: “Un momento durissimo per i ragazzi”
Nella pancia dello stadio, a mente più lucida ma con l’amarezza ancora stampata in volto, il mister ha voluto dedicare un pensiero al gruppo, ai suoi ragazzi, sottolineando la durezza del momento che stanno attraversando. Una frase, quella pronunciata da Hiljemark, che lascia trasparire la difficoltà di gestire uno spogliatoio provato da una classifica deficitaria e da sconfitte pesanti come quella subita a Torino. Nonostante il passivo e la posizione in classifica, che vede il Pisa appaiato in fondo con quindici punti e una situazione che, a otto giornate dalla fine, si fa sempre più critica -2, l’allenatore non ha cercato alibi, concentrandosi invece sugli errori commessi e sulla necessità di ritrovare uno spirito combattivo. Il tecnico, che ha parlato di “strada lunga” e della convinzione che ha nel gruppo e nel club, deve ora fare i conti con una realtà fatta di poche luci e molte ombre, dove la luce in fondo al tunnel, quella di una salvezza sempre più improbabile, sembra essersi affievolita ulteriormente.




