Il tuffo fatale di Firas Chamekh nel lago d’Iseo, i sogni del 19enne tunisino si infrangono davanti agli amici
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Redazione Interno
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PISOGNE (Brescia) – La domenica era calda, assolata. E lui, come molti altri giovani in quella stessa ora, aveva solo voglia di rinfrescarsi, di concedersi un tuffo nel lago per allontanare l’afa di fine maggio. Chamekh Firas, 19 anni, originario della Tunisia e richiedente asilo politico in Italia da circa un anno, non sapeva che quel tuffo – uno dei tanti della sua vita – sarebbe stato l’ultimo.
La tragedia si è consumata nel pomeriggio di domenera, intorno alle 17, sul lungolago di Pisogne, nel bresciano, alla presenza di decine di bagnanti e dei suoi amici più cari che hanno assistito, impotenti, alla sua scomparsa sott’acqua.
L'allarme e l'eroismo di un soccorritore improvvisato
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, basata sulle testimonianze raccolte dai carabinieri intervenuti sul posto, Firas si trovava con un gruppo di coetanei in prossimità dell’area dell’imbarcadero dei battelli di linea, un punto molto frequentato del lago d’Iseo.
Dopo essersi tuffato dal pontile, però, non è più riemerso: l'impatto con l'acqua o forse un malore improvviso dovuto allo shock termico – una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti – gli hanno impedito di riguadagnare la superficie.
Immediatamente è scattato l’allarme: gli amici, nel panico, hanno composto il numero unico per le emergenze 112, facendo scattare una maxi-operazione di soccorso che ha visto coinvolti vigili del fuoco, eliambulanza e automediche.
Ma mentre le autorità si organizzavano, un cittadino del posto, Ivan Ivanix Bendotti, noto dj e producer della zona, ha abbandonato la sua attività e si è tuffato armato soltanto di pinne e maschera.
Per quindici lunghissimi minuti ha perlustrato i fondali fino a dieci metri di profondità, riuscendo da solo a individuare il corpo senza vita del ragazzo e a riportarlo a riva sotto lo sguardo sconvolto dei presenti.
Una vita spezzata alla soglia dei vent'anni
Il corpo di Chamekh Firas – residente in una comunità d’accoglienza a Darfo Boario Terme – è stato subito preso in carico dai sanitari, che hanno praticato manovre di rianimazione a lungo, ma per il giovane tunisino non c’era più nulla da fare.
Il sindaco di Pisogne, che ha parlato di una "giornata tristissima", ha affidato al ricordo pubblico il senso di questo lutto: un ragazzo che aveva lasciato la propria terra da solo, appena maggiorenne, per costruirsi un futuro migliore, e che sabato aveva spento la sua diciannovesima candelina.
“Con lui sono affondati anche migliaia di desideri, progetti, aspettative e sogni”, ha dichiarato il primo cittadino, manifestando l’impossibilità di elaborare un dolore tanto profondo, mitigato solo in parte dall’ammirazione per il gesto eroico e spontaneo di chi ha tentato di strapparlo all’acqua.
La sicurezza nei bacini e la scia di vittime dell'acqua
L’incidente di Firas non rappresenta un episodio isolato nel panorama lombardo di questo inizio di stagione estiva. Soltanto nel corso dello stesso fine settimana, le cronaca hanno registrato un’altra vittima – un uomo di 57 anni – finito in una buca del fiume Adda dopo un tuffo, probabilmente a causa della medesima imprudenza dettata dal caldo torrido.
La dinamica degli eventi, sebbene ancora oggetto di accertamenti specifici per il caso di Pisogne, riporta prepotentemente l’attenzione sui rischi della balneazione in acque libere, soprattutto laddove esistono divieti espliciti o dove lo sbalzo termico tra l’aria e l’acqua può rivelarsi letale.
Nonostante siano stati recentemente potenziati i presidi di sicurezza e soccorso sui laghi di Iseo e Endine in previsione dell’alta stagione turistica, la potenza della natura e l’imprevedibilità di un malore rappresentano un rischio costante, che nemmeno la presenza di centinaia di testimoni è riuscita a scongiurare in questo tragico pomeriggio domenicale.




