A Sondrio e nel Sud Italia i pensionati superano gli occupati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ultima analisi dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, la quale ha messo a fuoco le dinamiche demografiche e sociali più recenti, dipinge un quadro nazionale profondamente segnato dall'invecchiamento della popolazione, un fenomeno che, sebbene diffuso, mostra i suoi effetti più marcati in aree specifiche del Paese. La provincia di Sondrio, in particolare, rappresenta un caso emblematico di questa trasformazione, con un tessuto sociale che sta invecchiando a un ritmo più sostenuto rispetto ad altre realtà territoriali. I numeri del 2024, del resto, non lasciano molto spazio alle interpretazioni: sono state erogate 75.555 pensioni a fronte di 72.762 occupati, un dato che si traduce in un saldo negativo di 2.793 unità e che sancisce, in modo inequivocabile, come il numero di chi percepisce un assegno pensionistico abbia ormai superato quello di coloro che sono attivamente impegnati nel mondo del lavoro.

Il divario più ampio si registra in Puglia

La situazione, per quanto preoccupante in Valtellina, trova il suo epicentro più critico nel Mezzogiorno, dove la Puglia detiene la maglia nera a livello nazionale. Il rapporto della Confederazione generale italiana artigianato, infatti, fotografa uno squilibrio drammatico: per ogni 100 persone che versano contributi, ce ne sono oltre 117 che li percepiscono. Questo divario, il più profondo in Italia, è reso ancor più evidente dai dati assoluti, i quali rivelano un milione e 535mila 677 pensioni erogate rispetto a appena un milione e 303mila 971 occupati, comprendendo in quest'ultima cifra sia i dipendenti che i lavoratori autonomi. Un simile scenario, che vede le entrate contributive pesantemente inferiori alle uscite, delinea una sfida di sostenibilità di non facile soluzione.

Il Centro-Nord non è immune dai rischi futuri

Se al Centro e al Nord del Paese il saldo tra pensioni e occupazione rimane per il momento positivo, l'analisi della Cgia non manca di lanciare un monito, concentrandosi su un fenomeno imminente che potrebbe alterare gli equilibri attuali. Si attende, nello specifico, quella che viene definita come una vera e propria "fuga" dal mercato del lavoro da parte di una fetta importante della generazione dei cosiddetti 'baby-boomer', la quale, raggiungendo l'età pensionabile, andrà ad ampliare notevolmente la platea dei percettori di assegni. Il Trentino-Alto Adige, per contro, si attesta come la regione con la popolazione attiva più "giovane" tra i privati, un primato che, tuttavia, non basta a escludere completamente le preoccupazioni per gli anni a venire.

Le Marche entrano nella zona critica

Un altro elemento significativo emerso dallo studio riguarda la regione Marche, la quale, nel giro di pochi anni, è scivolata nel novero dei territori in cui i pensionati superano i lavoratori attivi. La certificazione arriva dal centro studi della Cgia di Mestre, il quale, per l'anno in corso, ha calcolato un saldo negativo di quasi quattordicimila unità. I dati, nello specifico, contano 644mila occupati a fronte di 657mila pensionati, un sorpasso che segna un punto di non ritorno per l'assetto socioeconomico di un'area tradizionalmente operosa e che conferma come il fenomeno dell'invecchiamento della forza lavoro non sia più confinabile al solo Sud Italia.

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