Natalità Italia al minimo storico: nel 2025 solo 355mila nascite
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Redazione Interno
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La natalità Italia raggiunge nel 2025 il minimo storico dal secondo dopoguerra, con appena 355mila bambini nati e un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Il dato emerge dal “Dossier natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato a Roma con il patrocinio dell’Inps. Nello stesso anno si sono registrati 652mila decessi, determinando un saldo naturale negativo di 297mila persone tra nascite e morti.
Il rapporto sulla natalità in Italia evidenzia che la riduzione delle nascite è collegata soprattutto agli ostacoli economici, lavorativi e sociali indicati dalle persone in età feconda. Il 62,2% di chi dichiara di non voler avere altri figli afferma infatti di aver rinunciato per difficoltà legate alle condizioni economiche, al lavoro o al contesto sociale. Per una quota molto più ridotta, pari al 5,5%, la scelta di non avere figli dipende invece dal fatto che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita.
I dati raccolti nel dossier descrivono una situazione in cui la decisione di avere un figlio viene associata anche alla possibilità concreta di sostenere questo percorso. La fotografia tracciata dalla Fondazione per la Natalità e dall’Istat mostra quindi il peso delle barriere che incidono sulle scelte familiari, con un numero di nascite che continua a diminuire. Il valore di 355mila nuovi nati rappresenta il livello più basso registrato in Italia nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
Il calo delle nascite e i numeri della denatalità in Italia
La denatalità in Italia trova una conferma nei principali indicatori riportati nel dossier “Natalità 2026: Volere o Potere”. Nel 2025 il numero dei bambini nati si è fermato a 355mila unità, mentre il tasso di fecondità è arrivato a 1,14 figli per donna. Questi dati descrivono un andamento caratterizzato da una diminuzione delle nascite e da un divario sempre più ampio rispetto al numero dei decessi registrati nello stesso periodo.
Il confronto tra 355mila nascite e 652mila decessi ha prodotto un saldo naturale negativo di 297mila persone. Il rapporto presentato nell’ambito degli Stati Generali della Natalità raccoglie così una serie di elementi che riguardano la trasformazione delle scelte familiari e le difficoltà segnalate da chi rinuncia ad avere altri figli. La natalità italiana viene analizzata attraverso dati che collegano la dimensione demografica alle condizioni economiche e sociali percepite dagli intervistati.
Le difficoltà economiche e sociali dietro la rinuncia ad altri figli
Secondo quanto emerge dal dossier, oltre sei italiani su dieci in età feconda dichiarano di aver rinunciato ad avere altri figli per motivi legati agli ostacoli economici, lavorativi o sociali. Il dato principale del rapporto riguarda quindi il rapporto tra desiderio di genitorialità e possibilità effettive di realizzarlo. La scelta di avere un figlio viene descritta dagli intervistati anche attraverso la necessità di poter contare su condizioni considerate adeguate.
Il documento della Fondazione per la Natalità, realizzato insieme all’Istat, è stato presentato a Palazzo Wedekind a Roma durante un evento dedicato alla natalità. Alla presentazione hanno partecipato il presidente della Fondazione per la Natalità Gigi De Palo, il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli e la direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga. I dati illustrati nel dossier collegano il nuovo minimo storico delle nascite alle difficoltà dichiarate dalle persone chiamate a confrontarsi con la scelta di avere altri figli.
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