Il prezzo del gas sfiora i 37 euro, spinto dal freddo, dalle tensioni in Medio Oriente e dalle manutenzioni in Norvegia
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Redazione Economia
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Una combinazione di fattori, che alcuni operatori non esitano a definire una "tempesta perfetta", ha scatenato un'impennata sui mercati del gas naturale nell'ultima settimana, riportando le quotazioni ai livelli che non si vedevano dallo scorso giugno. Il contratto future di febbraio sulla piazza Ttf di Amsterdam, il principale punto di riferimento europeo, ha infatti chiuso la seduta con un guadagno dell'11,22 per cento, portandosi a 36,88 euro al megawattora, dopo aver sfiorato la soglia dei 37 euro. Questo movimento, che si inserisce in un rally di sei sessioni consecutive, porta l'aumento complessivo dall'inizio dell'anno a oltre il 27 per cento, segnando una volatilità che molti credevano relegata al passato recente.
Le cause immediate dell'impennata
All'origine della corsa, che ha visto i prezzi infrangere la soglia psicologica dei 34 euro per la prima volta da agosto, vi è un intreccio di elementi geopolitici e meteorologici. Da una parte, le previsioni che annunciano una nuova e severa ondata di freddo, soprannominata "il generale inverno", per la fine del mese in Europa occidentale, hanno spinto la domanda anticipata per il combustibile. Dall'altra, i timori di un'escalation militare in Medio Oriente, con un possibile attacco statunitense in Iran – come lasciato intendere dalla nuova amministrazione del presidente Donald Trump –, fanno balenare il rischio concreto di un'interruzione delle forniture attraverso il gasdotto che collega l'Iran alla Turchia, un'importante via di approvvigionamento. A questo quadro già teso si sommano, non da ultime, alcune interruzioni programmate per manutenzione in impianti norvegesi, i quali, com'è noto, contribuiscono per oltre il trenta per cento alla produzione di gas dell'intero continente.
Il contesto di mercato e le reazioni
Il mercato, che negli scorsi mesi aveva goduto di una relativa stabilità e di scorte di stoccaggio piuttosto piene, sembra dunque ripiombato in una fase di nervosismo. Gli scambi si sono concentrati prevalentemente sulle scadenze a breve termine, con la curva dei prezzi che ha subito una forte pressione, mentre la volatilità è tornata a rafforzarsi in maniera significativa. Alcuni analisti osservano come questa repentina ascesa, pur non avendo ancora ripercussioni dirette sulle bollette dei consumatori finali, rappresenti un campanello d'allarme per la fragilità del sistema energetico europeo, il quale rimane esposto a shock esterni nonostante gli sforzi di diversificazione degli approvvigionamenti avviati dopo il conflitto in Ucraina. La dipendenza dalle importazioni, del resto, si conferma un elemento strutturale, rendendo il mercato estremamente sensibile a qualsiasi tipo di discontinuità, che sia meteorologica, politica o legata alla manutenzione delle infrastrutture.
Le implicazioni e lo scenario attuale
Sebbene i livelli attuali siano ben lontani dai picchi record toccati in piena crisi energetica, l'accelerazione degli ultimi giorni dimostra che la fase di calma relativa poteva essere solo temporanea. La situazione, per quanto non critica, richiede una vigilanza costante da parte dei regolatori e dei governi nazionali. L'eventualità di un inverno più rigido del previsto, unita a tensioni internazionali che potrebbero interrompere altri flussi, mantiene alto il rischio di ulteriori spinte al rialzo nei prossimi mesi. Il caso del gasdotto di Uzhorod, cruciale per il transito del gas verso l'Europa, rimane un punto di attenzione per gli operatori, mentre la produzione norvegese, sebbene temporaneamente ridotta per interventi tecnici, dovrebbe tornare alla piena capacità nel breve periodo, offrendo un possibile argine all'aumento dei prezzi.




