Femminicidio Quintanilla, ergastolo al compagno: amiche in lacrime
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Redazione Interno
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La Corte d'Assise di Milano ha condannato all'ergastolo Pablo Gonzalez Rivas per il femminicidio della compagna Jhoanna Nataly Quintanilla Valle. La sentenza, pronunciata mercoledì 21 ottobre 2026, è stata accolta con un applauso e lacrime dalle amiche della vittima presenti in aula. L'uomo è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Una decisione che ha suscitato una forte reazione tra le persone che avevano seguito il processo e chiesto giustizia per la donna.
Il delitto nella casa alla Bicocca e il ritrovamento del corpo nell'Adda
La vittima era una baby sitter di 40 anni, originaria di El Salvador, uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025 nel monolocale di piazza dei Daini, in zona Bicocca. La donna fu colpita mortalmente all'interno dell'abitazione che condivideva con il compagno. Il suo cadavere venne successivamente nascosto in una valigia e gettato nel fiume Adda. Tra le aggravanti riconosciute dai giudici figurano i futili motivi e il legame affettivo tra l'imputato e la donna.
Le indagini erano iniziate dopo la denuncia di scomparsa presentata dall'uomo, che aveva raccontato di un allontanamento volontario della partner. La segnalazione era arrivata soltanto dopo una settimana. Le immagini delle telecamere di sorveglianza avevano però mostrato il cinquantenne mentre trasportava un grosso bagaglio fuori dall'edificio, senza documentare un'uscita della donna dall'abitazione. Il corpo fu recuperato il 2 marzo nelle acque del fiume, nei pressi di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi, dopo oltre un mese di ricerche.
Durante gli interrogatori, l'imputato aveva sostenuto che la morte fosse avvenuta accidentalmente durante un gioco erotico, affermando di aver spezzato involontariamente il collo alla compagna. Una ricostruzione che non aveva convinto gli investigatori. Gli accertamenti medico-legali avevano infatti indicato segni di violenza e soffocamento. L'uomo era stato fermato nel febbraio dello scorso anno e successivamente sottoposto a custodia cautelare in carcere. La difesa aveva chiesto una diversa qualificazione dei fatti, senza ottenere il ridimensionamento della responsabilità penale contestata dall'accusa.
Le parole delle amiche e dell'avvocata dopo il verdetto
«Oggi siamo molto felici: era quello che ci aspettavamo», ha dichiarato Marlene Gonzalez, una delle amiche della vittima, al termine dell'udienza. La donna ha espresso anche il proprio dispiacere per l'assenza del condannato al momento della lettura della pena. «Abbiamo lottato per lei ma non solo per Jhoanna, per tutte le donne, perché non ci sia mai più un femminicidio, perché nessuna se lo merita», ha aggiunto. Alcune delle presenti hanno mostrato cartelli con il volto sorridente della donna e messaggi contro la violenza sulle donne.
L'avvocata Maria Furfaro, rappresentante delle parti civili, ha parlato del riconoscimento della dignità di Nataly, criticando i tentativi di screditarne la memoria durante il procedimento e nell'ultima udienza. La legale ha inoltre ringraziato le persone che non avevano creduto alla versione iniziale della scomparsa volontaria. Un ruolo importante era stato svolto anche dalla datrice di lavoro della vittima, mentre le amiche si erano mobilitate per cercarla, rivolgendosi anche agli ospedali. Le loro testimonianze davanti ai giudici avevano suscitato particolare emozione.
La provvisionale ai familiari e la decisione dei giudici
Il collegio giudicante, presieduto da Antonella Bertoja, ha accolto la richiesta formulata dalla pm Alessia Menegazzo, titolare dell'indagine condotta dai carabinieri, insieme a Letizia Mannella, responsabile del pool che si occupa anche dei delitti contro le donne. È stato disposto il pagamento di una provvisionale di 50 mila euro per ciascuno dei familiari costituiti parte civile, tra i quali figurano una zia e una cugina. Si tratta di una somma riconosciuta in attesa della definizione del risarcimento in sede civile. Per il deposito delle motivazioni della sentenza è stato fissato un termine di 60 giorni.
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