Musk rilancia il reddito universale elevato contro la disoccupazione da intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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Elon Musk, che di certo non può essere accusato di guardare al futuro con disinteresse visto il suo ruolo da protagonista nella corsa all’intelligenza artificiale, ha appena gettato sul tavolo una proposta destinata a far discutere gli esperti di politica economica e non solo. «Un reddito universale elevato, erogato tramite assegni emessi dal governo federale, rappresenta il modo migliore per far fronte alla disoccupazione causata dall’intelligenza artificiale». Il post, pubblicato ieri sul suo social network X, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l’imprenditore sudafricano, oggi tra i principali finanziatori e sviluppatori di sistemi di IA avanzata, teorizza una soluzione che molti definirebbero radicale, se non fosse per il peso specifico di chi la propone.
Secondo la sua analisi, l’IA e la robotica, con la loro crescente capacità di sostituire il lavoro umano in una vasta gamma di settori, saranno in grado di produrre beni e servizi «in misura ben superiore all’aumento dell’offerta di moneta». Da questo assunto, Musk trae una conseguenza precisa: non si verificherà inflazione, neppure in presenza di un massiccio trasferimento monetario dal governo federale ai cittadini. In altre parole, il timore classico che un reddito garantito alimenti la spirale dei prezzi sarebbe, secondo lui, annullato dall’iperproduttività degli automatismi.
Un’idea che presuppone mercati concorrenziali
L’architettura logica del ragionamento, per quanto suggestiva, poggia però su una condizione che lo stesso Musk non esplicita ma che risulta evidente agli addetti ai lavori. Affinché l’aumento della produzione si traduca effettivamente in prezzi stabili o in calo – e non in una mera accumulazione di profitti per pochi attori – è necessario che i mercati tecnologici rimangano fortemente concorrenziali. Se, al contrario, le aziende che controllano i mezzi di produzione automatizzata riuscissero a estrarre rendite da una posizione dominante, il meccanismo descritto da Musk potrebbe incepparsi: i benefici della maggiore efficienza finirebbero nelle casse di pochi, mentre la collettività si troverebbe a fare i conti con la disoccupazione senza alcun ammortizzatore sociale adeguato.
L’assegno federale come risposta alla perdita di posti di lavoro
La proposta, nella sua essenza, mira a disinnescare una bomba sociale già visibile all’orizzonte. La disoccupazione tecnologica, quella che non deriva da una crisi ciclica ma da un cambiamento strutturale dei processi produttivi, non è più un’ipotesi da romanzo di fantascienza. Diversi studi preliminari indicano che professioni un tempo ritenute al sicuro – dalla scrittura tecnica all’analisi dati, dalla mediazione linguistica alla progettazione grafica – stanno già subendo una contrazione della domanda di lavoro umano. Musk, con la sua consueta capacità di anticipare i problemi, propone di rispondere non con tentativi di rallentare l’innovazione (impresa vana, nella sua ottica) ma con uno strumento redistributivo diretto, trasparente e universale: un assegno periodico erogato dallo Stato federale.
Implicazioni politiche e reazioni implicite del sistema
Che un personaggio così legato al settore privato e all’ideale della competizione sfrenata arrivi a sostenere una misura tipicamente associata a visioni progressiste o persino post-capitaliste rappresenta una contraddizione solo apparente. Musk, in passato, ha già manifestato posizioni eterodosse sul reddito di base, e questo nuovo intervento conferma una linea di pensiero: se le macchine sostituiranno gli esseri umani nella stragrande maggioranza dei compiti retribuiti, allora il legame tradizionale tra lavoro e sostentamento dovrà essere reciso. Resta da vedere se l’amministrazione Trump, ormai insediata da più di un anno e concentrata su altre priorità economiche, raccoglierà il suggerimento. Per ora, l’idea di Musk rimane confinata al dibattito online, ma la sua forza dirompente – visti i mezzi finanziari e l’influenza mediatica del suo autore – potrebbe presto tradursi in una proposta legislativa concreta, magari presentata da qualche parlamentare repubblicano attento al tema dell’automazione.




