Urgnano, assalto in villa dopo cena: la famiglia sequestrata e il terrore con la pistola puntata
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Redazione Interno
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Sono stati venti minuti di paura assoluta, un lasso di tempo che a chi li ha vissuti deve essere parso interminabile, quelli capitati venerdì sera a una famiglia di Urgnano, nella Bassa Bergamasca. L’abitazione, una villa che si affaccia sulla trafficata via Provinciale, è stata presa di mira intorno alle 20.30 da un commando di tre uomini, tutti con il volto coperto da passamontagna e armati, chi con una pistola e chi con un coltello. L’irruzione è avvenuta nel momento di massima rilassatezza, quando i residenti avevano appena finito di cenare e si trovavano nella zona della cucina; un particolare, quest’ultimo, che lascia intendere come i malviventi avessero probabilmente studiato le abitudini della famiglia. La dinamica, ricostruita dai carabinieri della compagnia di Treviglio e dalle testimonianze raccolte tra conoscenti e vicini, parla di un’azione fulminea e chirurgica: i banditi, parlando con un marcato accento dell’Est Europa, sono entrati in azione dopo aver sorpreso la donna di casa, che si era allontanata un attimo per fumare una sigaretta nel giardino sul retro. Quella frazione di secondo è bastata per far scattare la trappola.
L’ingresso in casa e il figlio minorenne bloccato a terra
Una volta all’interno, la scena è diventata immediatamente un incubo. La madre, sorpresa all’esterno e spinta violentemente dentro, è stata la prima a cadere nella morsa dei sequestratori. Il figlio, un ragazzo di soli quindici anni, si è girato sentendo dei rumori e si è trovato il cane di una pistola puntato addosso: i malviventi lo hanno afferrato, gettato a faccia in giù sul pavimento e gli hanno legato i polsi con delle fascette di plastica, di quelle usate solitamente dagli elettricisti. Lo stesso trattamento è stato riservato alla madre e al marito, anche se quest’ultimo è stato costretto dai rapinatori ad alzarsi e a seguirli per la casa. Nella concitazione del momento, e con la minaccia costante delle armi, il capofamiglia è stato condotto davanti alle tre casseforti murate, le cui portiere sono state forzate in parte con i codici, estorti sotto la pressione del terrore, e in parte con l’ausilio di un flessibile, portato all’occorrenza da un quarto complice rimasto inizialmente all’esterno e fatto entrare dopo una comunicazione via walkie-talkie.
Il bottino: Rolex, contanti e due fucili da caccia
La ricerca del denaro e degli oggetti di valore, nonostante la professionalità dimostrata nell’esecuzione, ha portato a un risultato che gli investigatori ritengono tutto sommato modesto rispetto alla violenza e all’organizzazione messa in campo. Il malloppo, portato via in pochi minuti prima che la banda si dileguasse, è costituito da un orologio di marca, un Rolex Submariner il cui valore si aggira intorno ai diecimila euro, circa cinquecento euro in contanti, alcuni monili in oro e, particolare che aggiunge un elemento di preoccupazione per la potenziale recrudescenza del reato, due fucili da caccia regolarmente detenuti. I banditi, prima di fuggire, hanno liberato i tre familiari tagliando le fascette, ma non prima di aver ripulito la scena dai loro telefoni cellulari, che sono stati lanciati e sparsi nel giardino sottostante, un gesto che mirava a ritardare la richiesta di soccorso, poi partita comunque pochi istanti dopo la loro fuga.
Le indagini dei carabinieri e la paura dei testimoni
Sull’episodio indagano ora i militari dell’Arma, che hanno passato al setaccio la villa con i tecnici della scientifica per cercare impronte o tracce biologiche utili a risalire all’identità dei tre. Fondamentali, in questo senso, potrebbero rivelarsi le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti lungo via Provinciale e quelle dei negozi limitrofi; un’attività, questa, che richiederà ore di visione per cercare di tracciare il percorso di fuga della macchina utilizzata dalla banda. La famiglia, assistita da alcuni amici, è ancora in uno stato di profondo choc: “Li ho visti ieri sera e anche questa mattina – ha raccontato una conoscente uscita dal cancello della villa il giorno successivo – fisicamente stanno bene, ma sono ancora molto scossi. È stata un’esperienza pesante, soprattutto per il ragazzo”. L’amica ha aggiunto che sui polsi del quindicenne e dei genitori si intravedevano ancora i segni lasciati dalle fascette strette con forza, una traccia fisica di una serata che difficilmente potranno dimenticare.




