Cremonese-Fiorentina, la notte del dentro o fuori allo Zini con Kean in panchina e Vardy out
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è un intero campionato, o almeno quella fetta sostanziosa che porta dritti dritti verso la salvezza, stipato nelle pieghe della serata di Cremona. Al Giovanni Zini, fischio d’inizio previsto per le ore 20.45 con diretta affidata a Dazn, vanno in scena i grigiorossi di Davide Nicola e la Fiorentina di Paolo Vanoli, in un incrocio che profuma di spartiacque per entrambe le contendenti. Se ne giocano due, di partite, in un certo senso: quella sul campo, naturalmente, e poi un’altra, parallela, fatta di paure e ambizioni, quella che ti costringe a fare i conti con una classifica che parla chiaro. I viola, a quota venticinque punti, viaggiano con un misero vantaggio di una lunghezza sulla zona rossa, quel terzultimo posto attualmente occupato proprio dai lombardi, fermi a ventiquattro. Significa che vincere vorrebbe dire allungare a quattro, confezionando un piccolo ma pesantissimo regalo in chiave sopravvivenza; perdere, invece, equivarrebbe a risucchiare i gigliati nel pantano, a riscrivere le gerarchie della disperazione.
La vigilia regala il consueto carico di dubbi di formazione e, come sempre accade in queste circostanze, la presenza o meno di un singolo può diventare un caso nazionale. In casa Fiorentina, l’attenzione è calamitata da Moise Kean: l’attaccante, alle prese con un problema fisico che ne ha condizionato gli ultimi giorni, è stato recuperato e convocato, ma le sue condizioni non sono quelle ideali per sostenere una battaglia novanta minuti. Così, raccontano le voci che filtrano dal ritiro, è probabile che Vanoli lo tenga in panca, pronto a gettarlo nella mischia nella ripresa se ce ne sarà bisogno. Al suo posto, a guidare l’attacco, ci sarà Roberto Piccoli, chiamato all’ennesima prova di maturità in una stagione che lo vuole protagonista nonostante la giovane età. A centrocampo, occhi puntati su Nicolò Fagioli, che agirà da regista davanti alla difesa, mentre sugli esterni agiranno Parisi e Gudmundsson, con Mandragora e Brescianini a completare il reparto.
Dall’altra parte della barricata, Davide Nicola mastica amaro per l’assenza pesantissima che dovrà gestire. Jamie Vardy, il bomber inglese, simbolo di questa rincorsa salvezza, non ce l’ha fatta: il trauma contusivo alla coscia rimediato nella sfida contro il Lecce lo ha costretto al forfait, e il suo nome non compare nell’elenco dei convocati. Una perdita secca, dolorosa, che priva la Cremonese del suo finalizzatore principe e di una buona fetta di esperienza internazionale. Con lui out, e con le assenze già note di Pezzella (squalificato), Baschirotto e Collocolo, Nicola deve reinventarsi l’attacco. La probabile scelta porta al tandem composto da Bonazzoli e dal gigante Djuric, due punte che possono garantire fisico e qualche spunto, ma che ovviamente non garantiscono gli stessi numeri dell’ex Leicester. Sulle corsie, spazio a Barbieri e Zerbin, mentre in mezzo al campo Thorsby, Maleh e Vandeputte proveranno a imbastire la manovra.
Una vigilia che profuma già di trincea, tra scelte obbligate e azzardi tattici
La sensazione, passeggiando per le viuzze attorno allo stadio o sfogliando le pagine dei quotidiani locali, è che si stia preparando una partita da giocare più con i nervi che con i piedi. La Fiorentina arriva da un impegno europeo, quello col Rakow in Conference League, archiviato positivamente, ma sa bene che il campionato è un altro sport: qui non c’è appello, si lotta per non sprofondare. E la Cremonese, dal canto suo, non vince una partita in Serie A dallo scorso sette dicembre, un digiuno che pesa come un macigno e che rende l’aria ancora più rarefatta. Nicola, specialista in missioni salvezza, cerca la scintilla, l’innesco emotivo che possa trasformare la paura in energia positiva. Ma senza Vardy, e con una squadra che ha mostrato più di un limite realizzativo, l’impresa si fa complicata.
La posta in palio, racchiusa in quei maledetti punti che valgono una stagione
E allora, mentre Di Bello si prepara a fischiare l’inizio, la mente corre a ciò che rappresenta questa sera. Vincere, per Vanoli, significherebbe dare un segnale forte a una classifica che non lascia scampo: allontanare i grigiorossi e proiettarsi verso un finale di stagione meno tormentato. Pareggiare, forse, non serve a nessuno, se non a rimandare il problema. Perdere, invece, sarebbe una catastrofe sportiva, un tonfo che riaprirebbe scenari inquietanti. I convocati di Nicola, privi del loro leader offensivo, dicono di una squadra che dovrà affidarsi all’orgoglio e alla sofferenza. Quelli di Vanoli, con Kean in panchina e Piccoli titolare, raccontano di una prudenza che è già tattica, la prudenza di chi sa che sbagliare questa non è più concesso.




