Dov’è finito il fenomeno Alcaraz che doveva dominare il tennis?
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Redazione Sport
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Il mondo del tennis, già scosso dall’assenza temporanea di Jannik Sinner, adesso deve fare i conti con un altro enigma: Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, considerato fino a poco tempo fa il predestinato a ereditare il trono del circuito ATP, sembra aver smarrito la strada maestra. La sconfitta al primo turno di Miami contro David Goffin, tennista esperto ma lontano dai fasti del passato, ha acceso un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Quella che fino a ieri era una promessa luminosa, oggi appare come una stella in affanno, incapace di mantenere il ritmo che aveva portato molti a credere che il dominio sul tennis mondiale fosse solo questione di tempo.
Alcaraz, che a soli 19 anni aveva infranto record diventando il più giovane numero uno della storia, aveva conquistato l’immaginario collettivo con vittorie memorabili: l’Us Open del 2022 e Wimbledon nel 2023 e 2024, entrambi contro Novak Djokovic, il gigante serbo che sembrava invincibile. Ma il 2025 si sta rivelando un anno diverso, un periodo in cui il talento sembra non bastare più. Quattro sconfitte in poco tempo, di cui quella contro Goffin è la più emblematica, hanno ridisegnato il percorso di un campione che ora appare fragile, quasi in cerca di sé stesso.
Il match di Miami, in particolare, ha messo in luce una parabola discendente. Alcaraz, dopo un primo set combattuto e vinto al tie-break, ha perso il controllo dell’incontro, cedendo ai colpi precisi ma non straordinari del belga. Goffin, trentacinquenne con un best ranking risalente al 2014, ha sfruttato l’esperienza e una solidità tattica che hanno fatto emergere le incertezze del giovane spagnolo. Un ko che non solo ha privato Alcaraz di un’occasione per riscattarsi, ma che ha anche compromesso le sue possibilità di scalare la classifica ATP, almeno fino al rientro di Sinner previsto agli Internazionali di Roma.
Le domande si moltiplicano: troppe aspettative? Troppa pressione? Alcaraz, che aveva saputo incantare il pubblico con un gioco esuberante e ricco di soluzioni, ora sembra intrappolato in una crisi d’identità. La racchetta, che fino a ieri era un’estensione del suo talento, oggi appare come un peso, un oggetto da stringere mentre si cercano risposte che non arrivano.




