Flavio Cobolli in finale ad Acapulco, Jasmine Paolini avanza in semifinale a Merida: una notte di successi per il tennis italiano in Messico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tennis italiano sta vivendo una parentesi di straordinario lustro sui campi messicani, dove due dei suoi migliori interpreti stanno scrivendo pagine importanti della loro carriera. Da un lato, sulla superficie in cemento di Acapulco, Flavio Cobolli ha conquistato con merito l’accesso alla finale del torneo Atp 500, un traguardo che non solo ne certifica la crescita costante ma lo proietta verso le zone più nobili del ranking mondiale. Dall’altro lato, nella penisola dello Yucatan, precisamente a Merida, Jasmine Paolini ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio sulla britannica Katie Boulter, rimontando un primo set terminato con un pesantissimo 6-0 e strappando, al termine di una battaglia durata quasi due ore, il pass per le semifinali del torneo Wta 500.

La notte tennistica italiana, quella appena trascorsa, è stata caratterizzata da colpi di scena e da una resilienza che ha permesso ai nostri portacolori di emergere in contesti competitivi particolarmente agguerriti. Cobolli, il ventitreenne romano d’adozione che occupa attualmente la posizione numero 20 del ranking Atp, ha dovuto impiegare due ore e venticinque minuti per avere ragione di un ostico Miomir Kecmanovic, serbo che in classifica è ottantaquattresimo ma che nei fatti ha dimostrato di poter competere alla pari con giocatori di ben altra caratura. La partita, una semifinale che metteva in palio punti pesantissimi per la classifica, è stata un vero e proprio romanzo in tre set, con l’azzurro capace di aggiudicarsi il primo parziale al tie-break per sette punti a cinque, subire la reazione del suo avversario nel secondo e infine trovare la forza per breakkare nel momento decisivo del terzo, chiuso poi per sei giochi a quattro. Era dal 2022, tra l’altro, che Kecmanovic non incrociava le sue traiettorie con Cobolli, e quella volta, a Napoli, la spuntò lui; ieri notte, invece, la musica è cambiata radicalmente.

Per Cobolli, questa che andrà a giocarsi rappresenta la quarta finale della sua carriera nel circuito maggiore, un traguardo che gli consentirà probabilmente di migliorare ulteriormente il suo best ranking, attualmente fermo alla diciassettesima posizione in classifica live. Il suo avversario, nell’atto conclusivo del torneo messicano che mette in palio un montepremi complessivo di quasi due milioni e mezzo di dollari, sarà lo statunitense Frances Tiafoe. Il numero 28 del mondo, ottava testa di serie del tabellone, ha dovuto a sua volta faticare non poco per avere la meglio sul connazionale Brandon Nakashima, superato con lo score di tre sei, sette sei al tie-break e sei quattro dopo quasi tre ore di gioco. Per la cronaca, Nakashima ha addirittura servito per il match sul cinque a sei del secondo set, salvo poi cedere alla rimonta di un Tiafoe che nei due precedenti contro Cobolli, entrambi sul cemento americano, è sempre uscito vittorioso.

Paolini, una rimonta da leonessa per domare Boulter

Se la fatica di Cobolli è stata immensa, quella di Jasmine Paolini non è stata da meno, anzi. La trentenne toscana, numero sette del mondo e prima favorita del tabellone di Merida, si è presentata ai quarti di finale dopo un esordio fulminante che le aveva concesso appena due giochi alla sua avversaria. Di fronte, però, trovava Katie Boulter, britannica che in classifica occupa la posizione numero 69 ma che, come spesso accade, quando gioca su questi campi si trasforma. Il primo set, va detto, è stato a senso unico: Boulter ha letteralmente travolto Paolini con una violenza inaudita, concedendole appena ventidue minuti di gioco e infilandole un pesantissimo zero a sei che avrebbe potuto minare le certezze di chiunque. E invece no, perché Jasmine, con la calma e la freddezza delle grandi, ha cominciato a macinare gioco, a colpire la palla con maggior profondità e a crederci, set dopo set. Ha chiuso il secondo parziale per sei gare a tre e, nel terzo, dopo un iniziale equilibrio e un parziale di tre giochi a due per l’avversaria, ha infilato un break decisivo che le ha permesso di chiudere sul sei a tre e di staccare il pass per le semifinali. È la ventesima semifinale in carriera per Paolini, che in Messico non aveva mai brillato e che invece, proprio quest’anno, sta riscoprendo un feeling importante con queste superfici veloci.

Ad attenderla, nell’ultimo atto prima della finale, ci sarà la spagnola Cristina Bucsa, numero 63 del mondo e proveniente da un successo netto sulla turca Zeynep Sonmez. Per Paolini, i confronti diretti con la iberica sono favorevoli: due vittorie e una sola sconfitta, anche se quel ko, peraltro, risale allo scorso anno e impone una certa dose di prudenza. Il torneo di Merida, che distribuisce un montepremi di poco superiore al milione di dollari, rappresenta per l’azzurra un’occasione ghiottissima per tornare a vincere un Titolo dopo tanto tempo e per consolidare, semmai ce ne fosse bisogno, la sua posizione nell’élite del tennis mondiale. La semifinale, che si giocherà nella notte italiana, sarà trasmessa in diretta sui canali dedicati e promette scintille.

Darderi vola in semifinale a Santiago, altra gioia azzurra

Non solo Messico, però, perché il tennis italiano sta brillando anche in Cile. A Santiago, Luciano Darderi ha vinto il derby che lo opponeva ad Andrea Pellegrino, imponendosi con un netto sei tre, tre sei, sei due dopo poco più di due ore di gioco. Per Darderi, numero due del seeding e ventunesimo del mondo, si tratta della prima semifinale in questo torneo, un risultato che gli permette di consolidare la sua posizione in classifica e di avvicinare ulteriormente il gruppetto dei migliori venti. In semifinale, per l’italo-argentino, ci sarà l’ostico Sebastian Baez, argentino terza testa di serie, reduce da un successo netto sul cileno Tabilo. Una sfida, questa, che profuma di rivincita e che mette di fronte due giocatori in grande ascesa. Per Darderi, che in carriera ha già vinto un titolo, l’obiettivo è chiaro: continuare a stupire e a macinare punti pesanti su una superficie, la terra battuta, che più gli si addice.

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