La Tunisia non è un Paese sicuro: le politiche migratorie dell'esecutivo Meloni messe in discussione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La crisi socioeconomica, sanitaria, idrica e alimentare, insieme all'involuzione autoritaria e alla crisi politica in Tunisia, sono tali da rendere obsoleta la valutazione di sicurezza compiuta a marzo dal governo italiano. Questa è la conclusione a cui sono giunti i giudici di Firenze, che hanno annullato l'espulsione di un richiedente asilo tunisino, riconoscendogli il diritto a permanere sul territorio nazionale.
La decisione del Tribunale di Firenze segue quella del tribunale di Catania, che aveva già messo in discussione le politiche migratorie dell'esecutivo Meloni. Entrambi i tribunali hanno stabilito che la Tunisia non è un Paese sicuro, in quanto non rispetta la democrazia, lo stato di diritto, la separazione dei poteri e i diritti umani.
Il giudice Apostolico ha criticato la reazione scomposta di Giorgia Meloni all'ordinanza del giudice monocratico di Catania sul ricorso di quattro immigrati avverso il decreto del questore di Ragusa che ne disponeva il trattenimento nell'apposito centro di Pozzallo.
La politica italiana deve prendere atto che la sua azione può svilupparsi all'interno di tre condizioni fondamentali: la Costituzione, le regole internazionali cui abbiamo liberamente aderito, le regole delle discipline scientifiche, si tratti di scienze sociali, di scienze fisiche, di scienze economiche.




