Marc Marquez e l’errore fatale nel duello con Diggia: la Ducati perde colpi in Brasile
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Redazione Sport
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L’inizio della stagione 2026 della MotoGP, per Marc Marquez, si sta rivelando ben più accidentato del previsto. Dopo il dominio schiacciante del 2025, interrotto solo dall’infortunio a Mandalika, il rientro in sella alla Ducati Desmosedici GP sta mostrando crepe insospettabili. A Goiania, in Brasile, il copione sembrava essersi ribaltato rispetto alla deludente Thailandia: il sabato, infatti, aveva restituito un sorriso al #93, grazie alla vittoria nella Sprint Race che sembrava aver riacceso le ambizioni. Ma la domenica, come spesso accade nel Motomondiale, ha riservato un verdetto ben diverso, gettando ombre sul percorso di recupero del pilota spagnolo, ancora alle prese con i postumi della spalla e con una moto che, in questo momento, appare in difficoltà.
Al termine del Gran Premio, concluso con un quarto posto che sa di beffa, Marquez ha offerto un’analisi tecnica tanto lucida quanto preoccupante. Il problema, a suo dire, non risiede nel ritmo generale – perché alla lunga “mi sentivo meglio passo dopo passo” – quanto in una specifica finestra della gara: i primi giri e la gestione delle curve a destra, un tallone d’Achille che la sua Ducati sembra aver ereditato dalle avversità riscontrate nelle uscite precedenti. La gara lunga ha messo in luce una fragilità già emersa nelle prove, dove l’asfalto instabile e le modifiche dell’ultimo minuto al programma (con la distanza della corsa accorciata da 31 a 23 giri a causa del degrado del tracciato) hanno complicato la vita ai team.
La lotta serrata con Fabio Di Giannantonio, compagno di marca ma pilota del team VR46, è stata emblematica. Marquez ha ammesso, a denti stretti, di aver “sbagliato proprio dove stava cedendo l’asfalto”, un errore che ha permesso a Diggia di contro-sorpassarlo e di strappargli il podio. Una resa dei conti interna alla galassia Ducati che ha visto trionfare il satellite sulla ufficiale, un segnale inquietante per Borgo Panigale. L’impressione, osservando le traiettorie del campione, è che la sua guida sia ancora troppo in difesa, come se il recupero dall’infortunio e le difficoltà di messa a punto della nuova carcassa posteriore rigida – storicamente indigesta alla GP – gli impedissero di esprimere quella cattiveria che lo aveva reso inavvicinabile nella scorsa annata.
Se il morale in casa Ducati è in ribasso, quello di Aprilia, al contrario, è alle stelle. La RS-GP26 si è confermata la moto da battere, con Marco Bezzecchi e Jorge Martin autori di un doppietto che ha chiuso ogni discussione sulla superiorità della casa di Noale. Per Marquez, vedere davanti a sé una Aprilia ufficiale – e persino un compagno di marca come Di Giannantonio – è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Il mondiale, dopo solo due round, inizia a delineare una gerarchia precisa: Bezzecchi vola in testa alla classifica con 56 punti, mentre Marquez è già staccato di 22 lunghezze, relegato in quinta posizione. C’è da considerare, inoltre, che la sfida per il podio è stata influenzata anche dalla scelta strategica di mescole, con diversi piloti – tra cui Acosta – che hanno optato per soluzioni differenti per gestire le alte temperature dell’asfalto brasiliano.




